L’incubo è durato poco, lo spazio di una notte e di una mattinata di attesa. Ma per Ischia è stato un incubo capace di togliere il sonno. Dopo la violenta scossa sismica di venerdì sera nei Campi Flegrei, la chiusura del porto di Pozzuoli (snodo fondamentale per i collegamenti marittimi da e per l’isola verde e Procida, sia in termini di flussi turistici che di approvvigionamenti) sancita nell’immediatezza ha rappresentato una vera e propria doccia fredda.
La fumata bianca della riapertura nella tarda serata di sabato, dopo che una dettagliata relazione tecnica ha escluso danni strutturali, ha fatto tirare un sospiro di sollievo ma ha manifestato una volta di più in maniera evidente come il fenomeno del bradisismo abbia inciso, incida e (purtroppo) rischi di incidere anche in prospettiva futura sull’economia delle due realtà insulari. Ovviamente, però, non sono mancati disagi e situazioni davvero caotiche, a farne le spese soprattutto i vacanzieri del primo giorno di agosto. La ripresa Già nella serata di venerdì, grazie anche ad una celere cabina di regia, le compagnie di navigazione avevano rimodulato alcuni orari e dirottato una serie di corse verso lo scalo napoletano di Calata di Massa, ma come è comprensibile in tanti - provenienti da ogni angolo d’Italia - non erano al corrente dello stop imposto al porto puteolano e in particolare chi aveva acquistato in anticipo on line il biglietto per passeggeri e/o veicoli si è tranquillamente portato in terra flegrea trovandosi davanti uno scalo off limits. Lo stesso problema si è verificato anche nella direzione opposta, centinaia di persone con mezzi al seguito hanno appreso nella mattinata di sabato che il porto di Pozzuoli non sarebbe stato raggiungibile e che si sarebbe dovuto ripiegare su Napoli. In un quadro così decisamente a tinte fosche, l’unica nota non stonata è stata rappresentata dal fatto che i mezzi pesanti che trasportano derrate alimentari e altri generi di prima necessità nel fine settimana viaggino a scartamento ridotto. Anche le società che si occupano della raccolta e del trasporto in terraferma dei rifiuti solidi urbani hanno dovuto rimodulare i loro piani orari in termini di partenze nel corso della notte, riuscendo ad evitare la paralisi di un settore che avrebbe avuto conseguenze devastanti in piena stagione turistica. Dopo un sabato all’insegna dell’inevitabile disorientamento, nella giornata di ieri la situazione è però tornata alla normalità, anche se i flussi registrati a Pozzuoli sono stati comunque «tiepidi», forse anche a causa degli effetti del sisma. Gli imbarchi si sono svolti con regolarità e senza tempi di attesa particolarmente significativi, nei prossimi giorni è verosimile che tutto rientrerà a regime. Le ferrovie Intanto, però, per un problema risolto ecco che ne sorge un altro. Sempre a causa degli eventi sismici, Eav ha reso noto che la linea Cumana ha riportato alcuni danni infrastrutturali e che, pertanto, il servizio continuerà ad essere limitato. Le verifiche tecniche, tuttora in corso, hanno evidenziato la presenza di lesioni significative nella galleria di Monte Olibano, nel tratto compreso tra le stazioni di Dazio e Gerolomini, che richiedono ulteriori approfondimenti e controlli. I collegamenti sono stati così assicurati fino a Bagnoli, con il proseguimento del servizio che sarà assicurato attraverso autobus sostitutivi con partenza proprio da Bagnoli e Torregaveta ogni 25-30 minuti. L’auspicio è quello di ripristinare il servizio ferroviario nel più breve tempo possibile, ma intanto non mancano perplessità e interrogativi come quelli formulati dal deputato di Forza Italia Pino Bicchielli, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico: «La nuova chiusura della linea Cumana - dice - conferma che le preoccupazioni espresse nelle scorse ore, insieme alle criticità emerse già nel corso della nostra missione nei Campi Flegrei dello scorso maggio, erano tutt'altro che infondate. Proprio durante quel sopralluogo avevamo manifestato forti perplessità sulla scelta della Regione di realizzare una galleria in un'area così fragile».












