Polpo mangia granchio: l’equazione è facile. Ma dietro il progetto Octo-blu c’è davvero tanto altro. A raccontarlo è Oliviero Mordenti, professore del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’università di Bologna. «Non diciamo: mettiamo i polpi in acqua e il problema del granchio sparisce. Diciamo che il polpo può dare un contributo, dentro una strategia più ampia».

Una strategia diventata ancora più urgente con le ondate di calore. Cozze, vongole e produzioni ittiche delle lagune soffrono, mentre il granchio blu continua a espandersi. L’epicentro resta il Delta del Po, habitat ideale per il suo ciclo riproduttivo. I maschi risalgono verso le acque dolci durante la muta, le femmine restano vicino alla foce e possono riprodursi più volte. L’alto Ferrarese e la Sacca di Goro sono tra le aree più colpite.

Octo-blu, però, non nasce con la pretesa di salvare da solo gli allevamenti di vongole. E non può agire direttamente in certe zone, dove le condizioni non sono adatte al polpo. «La salinità non deve mai andare sotto il 30 per mille», spiega Modernti. Acqua dolce e temperature elevate rendono quelle zone poco ospitali.

La strada scelta dai ricercatori passa così da Riccione e Cesenatico. Davanti a Riccione ci sono barriere sommerse, ormai naturalizzate, e nessuna vena d’acqua dolce. Più al largo di Cesenatico, in una zona senza pesca, sono state posizionate tane artificiali. Sono gli avamposti di un progetto pilota nato da una scoperta: il polpo è «un fortissimo cacciatore» del granchio blu. Se si nutre soprattutto di granchi raddoppia anche la produzione di piccoli.