Polpi allevati in laboratorio e poi rilasciati in mare con tane artificiali sul fondale: è la scommessa del progetto Octo-Blu, promosso dalla Regione Emilia-Romagna con l'Università di Bologna per arginare l'invasione del granchio blu lungo le coste adriatiche.
Il principale predatore del granchio blu è il polpo, insieme allo squalo blu, alle anguille e ai branzini striati ma rispetto a queste specie ne divora molti di più.
L'idea - così riporta 'il Resto del Carlino' - viene da Oliviero Mordenti, professore del dipartimento di scienze mediche veterinarie dell'ateneo bolognese: una femmina di polpo da tre chili mangia ogni giorno granchi pari al 10% del suo peso. Un mollusco con 500 milioni di neuroni — quanto un cane — distribuiti tra cervello e tentacoli, e tra i predatori naturali più efficaci del granchio blu. Il problema è che il polpo ha bisogno di rocce e anfratti, e i fondali sabbiosi dell'Adriatico non ne offrono. La soluzione sono casette di mattoni calate sul fondo dai pescatori di Cesenatico (Forlì-Cesena). Nei prossimi mesi i primi esemplari nati in laboratorio verranno rilasciati davanti a Riccione.
"I ricercatori mi hanno annunciato con entusiasmo che i polpi si stanno riproducendo — racconta Mordenti al quotidiano — a questo punto avanti tutta". Se la sperimentazione funzionerà, il progetto si estenderà a Comacchio e Goro (Ferrara). I pescatori restano scettici. "Nutriamo forti perplessità sulla possibilità che i polpi riescano ad ambientarsi", dice Antonio Cavallari del consorzio Trepponti di Comacchio.Secondo Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, "le evidenze scientifiche sono chiare, il polpo non vive in fondali sabbiosi. Casette o non casette".







