Le ondate di calore soffocano cozze, vongole e produzioni ittiche di lagune e stagni ma non il granchio blu che, anzi, continua a espandersi senza problemi. La conferma arriva all'ANSA da Confcooperative Agroalimentare e Pesca, segnalando un aggravamento dell'emergenza dall'Alto Adriatico al Tirreno, ma anche nuove strategie per stopparlo.
Video A Torino il Po a livelli critici per la prolungata siccità
L'epicentro resta il Delta del Po ma il fenomeno è più ampio e interessa la Laguna di Venezia, quelle di Grado e Marano e poi le coste veneto-romagnola, di Marche, Abruzzo e Puglia adriatica. Stabile ormai la presenza del granchio blu anche sul versante tirrenico, in laguna di Orbetello, nella foce dell'Arno, oltre che in Sardegna, Sicilia e Calabria. Situazione precipitata anche in Friuli Venezia Giulia, dove - secondo Confcooperative - nei primi quattro mesi del 2026 è stato pescato il quantitativo dell'intero 2025; invasione non più solo nelle lagune ma anche in mare aperto fino a quattro miglia dalla costa. Criticità anche ad Orbetello dove con il caldo estremo i granchi sono riapparsi in grandi concentrazioni.
Il caldo non frena il granchio blu
"Il Delta del Po è l'area ideale per proliferare", spiega Giuseppe Castaldelli, professore di Ecologia dell'Università di Ferrara. "habitat perfetto per il ciclo riproduttivo: i maschi risalgono verso le acque dolci durante la muta, mentre le femmine restano vicino alla foce per riprodursi più volte nel corso della vita". Secondo Castaldelli, il 2017 è il punto di non ritorno: le catture inferiori a 1,5 kg per barca l'anno sono diventate 9.124 kg nel 2023. Un'invasione non del tutto attribuibile ai cambiamenti climatici ma alla particolare ecologia del Delta del Po; qui le correnti adriatiche portano nutrienti che alimentano il fitoplancton e, di conseguenza, i molluschi di cui si nutre il granchio.








