Una laguna che invece di nutrire soffoca: acqua ferma, sempre più calda, fino a 32 gradi, e migliaia di molluschi che non riescono più a sopravvivere. Nella Sacca di Scardovari, in provincia di Rovigo, una moria improvvisa ha colpito circa 1.000 quintali di cozze; nella Sacca di Goro, nel Ferrarese, le perdite di vongole oscillano tra il 70% e il 100%. Il volto concreto di un'estate che non si limita a battere record meteorologici, ma altera gli equilibri biologici e travolge una delle economie più identitarie dell'Alto Adriatico.

L'allarme arriva da Confcooperative Agroalimentare e Pesca, secondo cui i danni diretti del cambiamento climatico alla pesca professionale italiana valgono ormai circa 200 milioni di euro l'anno, con la molluschicoltura tra i comparti più esposti.

Non si tratta di semplice "acqua calda": secondo l'ISPRA, nelle lagune dell'Alto Adriatico i trend delle temperature sono in aumento significativo, e il riscaldamento riduce la concentrazione di ossigeno disciolto, con rischio di mortalità per la fauna bentonica e ittica. L'acqua più calda trattiene meno ossigeno, mentre l'eccesso di nutrienti e la proliferazione algale possono aggravare il problema fino a ipossia o anossia, condizioni letali per cozze e vongole. Nel Delta, bacini poco profondi e a scarso ricambio idrico rendono il fenomeno particolarmente rapido: l'ARPAV monitora l'area con una rete di nove sonde multiparametriche.