Mentre in Italia e in Europa il dibattito sull'impiego dell'intelligenza artificiale nelle politiche di pubblica sicurezza è aperto, il Regno Unito accelera. La Metropolitan Police di Londra ha reso noti i risultati di una sperimentazione di sei mesi condotta nel quartiere periferico di Croydon, basata sul sistema LFR (Live Facial Recognition). L'esito ha riacceso lo scontro tra chi rivendica maggiore sicurezza e chi denuncia i pericoli del sorvegliatismo di massa. Il tema del riconoscimento facciale è di grande attualità anche in Italia.

Il riconoscimento facciale è un'arma contro il crimine?

Il test ha portato l'algoritmo ad analizzare circa 470 mila volti, permettendo l'identificazione di oltre 2 mila soggetti ricercati e portando a un totale di 173 arresti, tra cui anche una donna ricercata da oltre vent'anni per diversi reati. Da segnalare anche una diminuzione del 10,5% della criminalità nell'area interessata dalla sperimentazione. Il progetto prevede ora un'espansione del sistema di riconoscimento ad alte aree di Londra, con l'installazione di telecamere fisse in zone ad alta densità abitativa come West End e Soho già entro fine 2026, con un'ulteriore estensione nel 2027.

Mark Rowley, funzionario della Polizia londinese, ha sottolineato: "i risultati parlano da sé. La sperimentazione di sei mesi a Croydon ha portato a una riduzione della criminalità e a un calo significativo della violenza contro donne e ragazze. Il tutto a fronte di un solo falso allarme su centinaia di migliaia di persone scansionate. Inoltre, è fondamentale sottolineare che l'Lfr affianca gli agenti, non li sostituisce".