Di: Julius Schmid (SRF), articolo originale - sf, adattamento in italianoLa polizia di Londra afferma di aver ottenuto ottimi risultati grazie all’impiego del riconoscimento facciale automatico negli spazi pubblici. La tecnologia consente di identificare in tempo reale persone sospettate di aver commesso reati, permettendo così interventi e arresti rapidi.Le autorità britanniche sostengono che dal 2024 il sistema ha portato all’arresto di circa 2’500 persone. Un bilancio che ha spinto la polizia a prevederne un ulteriore ampliamento.L’impiego di questa tecnologia nella capitale britannica è visto con preoccupazione da Rahel Estermann, deputata dei Verdi nel Parlamento cantonale lucernese e co-direttrice dell’associazione Digitale Gesellschaft: “I sistemi di riconoscimento facciale biometrico sono un incubo per una società libera e democratica, perché comportano una sorveglianza di massa di tutto ciò che avviene nello spazio pubblico, senza che vi sia un motivo concreto per farlo”.Secondo Estermann, ciò significa che il 99,9% delle persone sottoposte a questo tipo di controllo non ha alcun legame con reati o infrazioni. “Non vogliamo un sistema che ponga un’intera popolazione sotto sospetto generalizzato” sottolinea.L’intervista a Rahel Estermann (SRF 4 News Aktuell, 23.07.2026)La situazione in SvizzeraIn Svizzera il quadro giuridico è attualmente molto più restrittivo rispetto a quello vigente a Londra. Alcune città hanno addirittura vietato esplicitamente il ricorso al riconoscimento facciale automatico.Estermann rileva però che in determinati cantoni la polizia può estrarre il volto di una persona dalle immagini delle telecamere di sorveglianza e confrontarlo con banche dati esistenti. Nel linguaggio tecnico questa procedura viene definita “confronto uno-a-molti” (one-to-many matching).“Si tratta di una zona grigia che oggi viene presumibilmente sfruttata da diversi corpi di polizia cantonali, tra cui quelli di Argovia, Neuchâtel, San Gallo e Vaud” afferma l’esperta in protezione dei dati.Critiche alla prassi svizzeraAnche in Svizzera, quindi, la polizia può ricorrere al riconoscimento facciale in casi molto specifici nell’ambito delle indagini penali. Ma anche questa forma di confronto dei volti suscita la perplessità dell’esperta: sottolinea che non è chiaro da dove provengano le fotografie utilizzate né con quali banche dati vengano confrontate. “Non si sa, ad esempio, se per queste verifiche vengano impiegate anche immagini tratte dai social media” spiega.A suo avviso, mancano trasparenza e una regolamentazione sufficientemente chiara sull’utilizzo di questi strumenti.Un divieto con alcune eccezioniL’associazione Digitale Gesellschaft chiede che venga vietato il riconoscimento facciale biometrico in tempo reale negli spazi pubblici, come viene impiegato a Londra. Il ricorso a questa tecnologia potrebbe tuttavia essere preso in considerazione in contesti specifici, ad esempio negli aeroporti.“Si tratta di un ambiente in cui può avere una sua ragion d’essere” afferma Estermann. In questi casi, ad esempio durante i controlli dei passaporti, sarebbe possibile effettuare un confronto diretto tra due immagini, verificando che il volto della persona corrisponda a quello riportato sul documento.La differenza, secondo l’esperta, sta nel fatto che si tratta di procedure svolte in un contesto definito, del quale gli interessati sono informati e a cui acconsentono. Anche in queste situazioni, però, dovrebbero essere previste alternative. “Deve sempre esserci la possibilità di sottrarsi a questo tipo di controllo” conclude.Gli effetti di una sorveglianza costanteEssere sottoposti a una sorveglianza costante nello spazio pubblico può generare un forte “chilling effect”, ossia un effetto deterrente sul comportamento delle persone, sottolinea Estermann. La consapevolezza di poter essere identificati e monitorati in ogni momento rischia infatti di indurre autocensura e timore.“Questa paura è, in sostanza, l’esatto contrario della libertà, della realizzazione personale e anche di una partecipazione democratica piena e paritaria” sostiene.L’esperta sottolinea inoltre che non esisterà mai una società completamente priva di reati o infrazioni. La questione centrale, conclude, è quindi capire in che modo una società scelga di affrontarli, bilanciando le esigenze di sicurezza con la tutela delle libertà fondamentali.