Sull'identità ci si gioca il voto
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Una centrale operativa della polizia locale
Roma, 29 luglio 2026 – Un passo avanti per integrare i sistemi di sorveglianza con le tecnologie di riconoscimento facciale dopo un reato. E l’ok a raccogliere e memorizzare per sette giorni i dati delle persone che accedono ai luoghi a rischio ordine pubblico e sicurezza. Dopo Bologna e la Val di Susa il governo prova ad accelerare in commissione politiche europee al Senato su uno schema di decreto legislativo che adegua le norme nazionali alle regole europee sull’uso dell’intelligenza artificiale e dell’identificazione facciale da parte della polizia. Ma le opposizioni parlano di “deriva pericolosa” e di rischi per le libertà dei cittadini mentre il Garante della Privacy dà il via libera ma dice che il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici delle persone che accedono a luoghi o eventi pubblici non è coerente con l’Ai Act (il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale), che consente il riconoscimento facciale ex post solo per ricerche mirate.
Lo schema di decreto dice che è consentito l’uso di sistemi di videosorveglianza con Ia per identificare persone indiziate, ma solo dopo la commissione di un reato. La conservazione dei dati è limitata a sette giorni per le registrazioni locali, con registri informatici (log) non modificabili mantenuti per cinque anni. Il punto più controverso è la possibilità di utilizzare i dati del riconoscimento facciale a posteriori senza l’autorizzazione di un gip (basterà l’ok della procura), insieme alla cosiddetta banca dati biometrica delle persone presenti in un dato luogo o a un dato evento senza che si sia commesso alcun reato.










