Roma, 2 agosto 2026 – L’emergenza migratoria a Ceuta è rientrata, ma in Italia la polemica continua. Per Vittorio Emanuele Parsi (foto), professore di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano e autore di Oltre gli Imperi. Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale (Bompiani), la scelta del governo Meloni è dettata da finalità propagandistiche ed evidenzia contraddizioni che rischiano di indebolire la credibilità della politica migratoria italiana ed europea.
Prof. Parsi, l’Italia ha già ripristinato in passato i controlli alle frontiere interne. Perché questa decisione ha suscitato tante polemiche?
“La situazione presenta una particolarità: territori come Ceuta e Melilla, in quanto exclave, non rientrano pienamente nell’area Schengen per ragioni geografiche e giuridiche. Parlare di una sospensione di Schengen appare quindi una scelta più retorica che sostanziale. La sensazione è che prevalga la dimensione politica e comunicativa”.
L’Italia è stata tra i promotori della lettera dei 22 Stati membri che chiedono una risposta europea comune alla pressione migratoria. Come si concilia questa posizione con il ripristino dei controlli?
“È difficile non vedere una contraddizione. Da una parte si chiede all’Unione europea una gestione condivisa del fenomeno migratorio, dall’altra si adottano iniziative che privilegiano una risposta nazionale. Se la tutela delle frontiere esterne è una responsabilità comune, occorre rafforzare gli strumenti europei e agire con coerenza. La solidarietà europea non può essere invocata solo quando è politicamente conveniente”.











