La crisi di Ceuta, l’enclave spagnola nel nord Africa che negli ultimi giorni è stata travolta da un fiume in piena di migranti provenienti dal Marocco, non è solo una crisi umanitaria fatta di numeri, ma è anche un dramma politico fatto di rimozioni. La crisi umanitaria è quella che conoscete. Negli ultimi tre giorni, a Ceuta, sono arrivati circa 50 mila migranti secondo il ministero dell’Interno spagnolo, fino a 60 mila secondo le autorità locali (48 mila persone sarebbero già tornate volontariamente in Marocco). In Italia, per capire le proporzioni, dal primo gennaio al 31 luglio, gli sbarchi sono stati poco più di 16.479 (tre volte di meno). Chi entra a Ceuta, naturalmente, pur arrivando in un territorio che fa parte dell’Unione europea, non acquisisce il diritto di viaggiare liberamente in Spagna o nel resto dell’area Schengen, ma entra in un processo che coinvolge la Spagna, costretta a identificare, ospitare e istruire la posizione di ciascuno degli arrivati. Tutti a Ceuta non possono stare: buona parte degli immigrati dovrà essere portata in Spagna, con tutte le conseguenze del caso e le complicazioni legate a una sentenza recente del Tribunale supremo spagnolo. La sentenza ha stabilito che chi viene intercettato in mare mentre raggiunge Ceuta o Melilla a nuoto non può essere respinto in modo immediato attraverso il particolare “rechazo en frontera” applicabile a chi supera gli elementi fisici della frontiera (secondo il governo Sánchez, è stata questa la ragione degli arrivi immediati, non la crisi in corso con il Marocco, dovuta al riavvicinamento improvviso della Spagna all’Algeria, e neppure il numero enorme di irregolari regolarizzati attraverso una maxi sanatoria che ha coinvolto 500 mila persone, che secondo buona parte della destra europea, anche quella italiana, avrebbe incentivato gli immigrati a partire verso Ceuta). Il dramma umanitario di Ceuta è sotto gli occhi di tutti e non è difficile immaginare quali potrebbero essere le conseguenze sull’opinione pubblica europea di eventuali micce che potrebbero accendersi tra gli immigrati arrivati in Spagna e i cittadini spaventati dall’arrivo in massa di decine di migliaia di persone. Accanto al dramma umanitario, però, ce n’è un altro che riguarda la politica ed è un dramma fatto di rimozioni simmetriche, che riguardano tanto la destra quanto la sinistra. La reazione goffa ed emotiva del governo italiano sul caso Ceuta – chiudiamo Schengen – è un manuale di puro masochismo politico. L’Italia non può sospendere la Spagna da Schengen: può soltanto reintrodurre temporaneamente controlli alle proprie frontiere interne, purché siano necessari e proporzionati. Reintrodurre questi controlli non è di per sé una scelta populistica: Austria, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia e Svezia lo fanno da anni. Credere che l’innalzamento dei muri possa essere la risposta giusta per governare le frontiere esterne lo è. E’ populismo perché non esiste un problema di dimensione epocale, come l’immigrazione, che possa essere gestito con successo da un singolo paese. E’ populismo perché i problemi che ha oggi la Spagna sono gli stessi che potrebbe avere un giorno l’Italia nel confronto con i paesi che, dall’altra parte del mare, collaborano, a volte con profitto, altre volte con il ricatto, con i paesi europei nella gestione dell’apertura e della chiusura del rubinetto dell’immigrazione. La Spagna ha il Marocco, l’Italia ha la Tunisia e la Libia, la Grecia ha la Turchia. E’ populismo perché i paesi di frontiera, come l’Italia, se propongono scelte di chiusura quando i problemi riguardano altri paesi non fanno altro che creare le condizioni per legittimare chiusure future da parte degli altri, qualora gli stessi problemi che ha oggi la Spagna dovessero riguardare l’Italia. Nel 2023, da ministro, Salvini denunciò come “inaccettabili”, “insostenibili” e contrarie alle regole europee le restrizioni unilaterali poste dall’Austria al Brennero, in quanto avrebbero danneggiato camionisti, imprese e libera circolazione delle merci. I populismi, quando parlano delle scelte necessarie per governare l’immigrazione, tendono a rimuovere dal dibattito pubblico l’unica soluzione possibile, che passa dall’Europa, e tendono invece a promuovere solo scorciatoie, quelle nazionalistiche, che, se venissero promosse da tutti, trasformerebbero i paesi di frontiera, come l’Italia, in campi profughi permanenti. Accanto alle rimozioni di destra, rimozioni che a volte hanno a che fare più con la propaganda pubblica che con l’azione di governo, perché la stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che oggi rincorre la demagogia su Schengen, ha dato un forte contributo negli ultimi anni a rafforzare l’Europa nella gestione dei fenomeni migratori e nella lotta contro l’immigrazione irregolare, come dimostra il sostegno italiano al nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, ne esiste un’altra non meno preoccupante, che riguarda il campo progressista, soprattutto in Italia. Quando ragiona attorno ai temi che hanno a che fare con l’immigrazione irregolare, il campo progressista si concentra molto sulla demagogia della destra – siete xenofobi – e si concentra poco sull’assenza assoluta di un’agenda per governare questi fenomeni. E il fenomeno della rimozione riguarda, in Europa, soprattutto un’unica sinistra, che è esattamente quella italiana. Le sinistre di governo conoscono e non negano il guaio dell’immigrazione irregolare e molte hanno offerto soluzioni drastiche per governare il fenomeno. La premier danese Mette Frederiksen, progressista, ha messo in atto da tempo soluzioni dure contro l’immigrazione incontrollata, che, secondo Frederiksen, rappresenta una minaccia per l’Europa e per la Danimarca. Ieri la stessa premier ha detto che “l’Ue deve prendere immediatamente tutte le misure necessarie e considerare tutte le possibilità, anche la sospensione della cooperazione Schengen”. In Spagna, lo stesso Sánchez, considerato dalla sinistra italiana un modello, non ha mai trattato l’immigrazione con la formula dell’“accogliamoli tutti”: esercito schierato ai confini, frontiere presidiate, politiche per l’accelerazione dei rimpatri più severe ed efficienti di quelle italiane, polemiche con i giudici che hanno reso più difficile governare l’immigrazione, invadendo il campo del potere legislativo ed esecutivo. Il mondo progressista italiano, in questi anni, di fronte all’immigrazione irregolare non ha mai trovato le parole per spiegare che idea ha della sicurezza – è più facile attaccare la demagogia degli avversari –, ha boicottato il Patto sulla migrazione e l’asilo, firmato da Meloni e anche da Sánchez, e ha rimproverato l’Unione europea ogni volta che ha tentato di mettere in campo soluzioni innovative per provare a presidiare i suoi confini. Il caso Ceuta, come ricorda il nostro David Carretta, potrebbe dimostrare che le soluzioni “durissime” previste dall’Ue nel nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo per fronteggiare casi come questo – “rigetto sbrigativo delle domande d’asilo, capacità di custodia e rimpatrio rapido” – potrebbero non essere sufficienti e persino collassare. Da una parte, il populismo dell’autarchia riconosce i problemi ma aggira le soluzioni. Dall’altra parte, il populismo dell’innocenza non riconosce i problemi e non propone soluzioni. Quando si parla di governo dell’immigrazione non esistono soluzioni semplici, ma esistono molti errori semplici da riconoscere quando si affronta il tema. Una politica con la testa sulle spalle, desiderosa di educare i follower e non solo di farsi guidare da essi, dovrebbe chiedere immediatamente un intervento di Frontex, dovrebbe annunciare la sospensione di tutti gli accordi con il Marocco, almeno fino a quando il Marocco non riprenderà tutti gli irregolari arrivati a Ceuta (buona parte stanno già tornando), e dovrebbe promuovere una revisione delle convenzioni internazionali che restituisca alla politica margini più chiari, nel rispetto dei diritti fondamentali, evitando che i giudici, dall’Italia alla Spagna, possano utilizzare i propri poteri per avere l’ultima parola sulle politiche migratorie. Soluzioni semplici non esistono, errori semplici da riconoscere sì. Il populismo delle rimozioni può funzionare nell’algoritmo, ma nella realtà rischia di generare un’invasione non meno pericolosa dell’esplosione dell’immigrazione irregolare: propaganda, demagogia, capri espiatori, problemi che, anziché risolversi, tendono a moltiplicarsi. Si scrive Ceuta, si legge realtà.