Prima arrivano le immagini. Poi i dossier. Infine la decisione. A Palazzo Chigi bastano poche ore per capire che la crisi di Ceuta può diventare un problema italiano, o quanto meno un’occasione politica. Sullo schermo scorrono migliaia di migranti che tentano di raggiungere l’enclave spagnola nuotando dal Marocco. Un flusso improvviso, difficile da ignorare. Giorgia Meloni guarda gli aggiornamenti e convoca i suoi uomini. «Non possiamo pensarci due volte, la situazione è molto seria». «Le immagini sono impressionanti» scriverà qualche ora dopo sui sociale.

«Una plausibile impennata di arrivi» Nella stanza entrano Alfredo Mantovano, Giovanbattista Fazzolari e Fabrizio Saggio. Un confronto rapido, operativo: bisogna capire quanto sia concreto il rischio di una nuova pressione sulla frontiera europea. Servono numeri, valutazioni, scenari. Sul tavolo tornano i dossier già preparati dagli apparati di sicurezza, gli aggiornamenti arrivano minuto per minuto. Le conclusioni, spiegano ai vertici dell’esecutivo, indicano «una plausibile impennata di arrivi». Il coordinamento passa nella mani di Matteo Piantedosi. Al Viminale l’ipotesi era già stata studiata nelle settimane precedenti. Con l’avallo di Antonio Tajani e Matteo Salvini poco dopo le otto arriva il messaggio: «Il governo italiano sta valutando di sospendere Schengen con la Spagna». Una scelta destinata a pesare, perché non riguarda soltanto i controlli alle frontiere: è un segnale politico rivolto a Madrid, al socialista Pedro Sànchez e pure a Roberto Vannacci. La competizione securitaria a destra è serrata. Salvini, come spesso accade, anticipa l’ipotesi dello stop sui social della Lega. Palazzo Chigi pare rincorrere, ma spiega che l’annuncio delle fonti arriva solo dopo aver avviato i primi passaggi diplomatici. Prima di muoversi formalmente bisogna preparare il terreno. La decisione non può essere comunicata senza coinvolgere gli interlocutori europei. Con Madrid, almeno nelle prime ore, non risultano contatti diretti. È Meloni invece a informare informalmente Ursula von der Leyen. Tra gli uffici partono interlocuzioni serrate. La comunicazione ufficiale sulla sospensione dell’accordo di libera circolazione delle persone alle frontiere interne dell’Unione dovrebbe partire oggi verso Bruxelles e verso i Paesi confinanti. A Palazzo Chigi rivendicano che la scelta si inserisce nella linea europea sulla difesa delle frontiere esterne.