Quella verificatasi a Ceuta nelle ultime ore è forse la più grave e rapida crisi migratoria mai registrata in Europa: oltre cinquantamila migranti, in poco più di ventiquattro ore, sono entrati nell'exclave spagnola in territorio marocchino a nuoto o con mezzi di fortuna, innescando una crisi politica ancor più che migratoria.

Nonostante la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, abbia definito "inaccettabili" gli sbarchi avvenuti in questo modo, e abbia scritto sui social che non c'è posto nell'Ue per chi non ne rispetta le regole, a partire da quelle di ingresso, resta il fatto che la crisi di Ceuta ha messo in luce, una volta di più, la vulnerabilità europea sul tema dell'immigrazione.

Su questo fronte il blocco si trova in una sorta di "cul de sac": da un lato l'impossibilità umanitaria, e anche pratica, di respingere chi arriva; dall'altro la difficoltà sociale, e non da ultimo elettorale, dell'accoglienza.

Europa disunita La ricerca di un punto di equilibrio tra questi due approcci opposti ha finora prodotto risposte che non si sono mai dimostrate risolutive, né in un senso né nell'altro, e che al contrario hanno lasciato ampie sacche di insoddisfazione, come nel caso degli Accordi di Dublino o del recente Patto su migrazione e rimpatri.