Roma, 2 ago. (askanews) – La crisi di Ceuta ha mostrato quanto sia fragile l’Unione europea, non tanto nella gestione dei fenomeni migratori quanto negli equilibri politici in vista di un anno, il prossimo, di elezioni. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha mostrato la faccia dura, dicendo che “le immagini provenienti da Ceuta sono inaccettabili. Non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole”. Da parte sua il commissario per gli Affari interni Magnus Brunner ha comunicato “la disponibilità dell’Unione europea ad aumentare il sostegno alla Spagna, anche attraverso Frontex, per controllare la situazione”.

Al di là delle reazioni ufficiali, in un caso del genere è necessario capire le cause del fenomeno e gli interessi politici, economici, strategici che si muovono attorno. E’ difficile pensare che per un moto spontaneo migliaia di persone (circa 60 mila in poche ore, con oltre 80 morti) si siano tuffate in mare per raggiungere a nuoto l’exclave spagnola. E allora cosa c’è dietro? Ufficialmente non sono state date spiegazioni, ma ci sono diverse ipotesi, tutte plausibili e magari concatenate. Innanzitutto l’8 luglio una sentenza del Tribunale supremo spagnolo ha stabilito che non è possibile il respingimento immediato (le “devoluciones en calientes”) dei migranti che raggiungono a nuoto Ceuta e Melilla. Il che non vuol dire che possano restare, ma solo che per l’espulsione deve essere seguito un iter che richiede un po’ di tempo in più.