I fatti di Ceuta riportano alla luce tutte le divisioni tra i Ventisette sulla gestione delle migrazioni, a poco più di un mese dall'entrata in vigore delle nuove regole del Patto Ue per l'asilo. È in una serie di lettere indirizzate a Bruxelles che si è consumato ieri lo scontro politico che vede contrapposti il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e buona parte dei governi europei, dopo che circa 50 mila persone migranti sono entrate nell'exclave spagnola di Ceuta, di cui la maggior parte rientrate volontariamente in Marocco nel giro di 48 ore. «Non possiamo permettere che attraversamenti di massa incontrollati e che l'ingresso illegale dei migranti possa trasformarsi in un soggiorno legale», hanno denunciato in una lettera ai vertici comunitari i leader di 22 Paesi dell'Ue, tra cui la premier Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusando le politiche migratorie di Madrid di mettere a rischio la sicurezza delle frontiere esterne dell'Unione e di incoraggiare, potenzialmente, nuovi ingressi irregolari.

La sentenza spagnola Nella lettera, promossa da Italia e Danimarca, i firmatari denunciano una «strumentalizzazione della sentenza della Corte Suprema spagnola» che, a luglio, ha limitato i respingimenti immediati delle persone migranti che raggiungono a nuoto Ceuta e Melilla, ed esprimono «preoccupazione» per la crisi di Ceuta, evocando una risposta europea "immediata e coordinata". Tra le adesioni alla lettera anche quelle di Austria, Belgio, Polonia e Svezia mentre tra i grandi assenti figurano Francia, Lussemburgo e Portogallo, oltre all'Irlanda, che però detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell'Ue.Dura la replica di Sánchez affidata anche questa a una missiva ai vertici delle principali istituzioni europee in cui critica i Paesi che hanno "scelto di attaccare la Spagna", chiedendone «l'esclusione dallo spazio Schengen», l'area di libera circolazione dell'Unione europea. Nella stoccata all'Italia - che venerdì ha annunciato il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere attraverso porti e aeroporti - il leader spagnolo definisce l'atteggiamento come alimentato da «pregiudizi, fake news, ignoranza o interessi politici», nonché contrario «al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono», oltre che «agli interessi di lungo periodo dell'Europa e al più elementare buon senso».Per Sánchez, nell'attuale contesto internazionale l'Unione europea «non può permettersi questo tipo di reazione egoistica, polarizzante e illegale», ha ammonito il premier, rivendicando che, secondo i dati di Frontex, la Spagna è tra i Paesi con le frontiere esterne "meno permeabili dell'Unione" e che, tra il 2021 e il 2026, ha registrato un numero di ingressi irregolari pari a circa la metà di quello rilevato in Italia.Videoconferenza Da entrambe le parti, seppur con motivazioni diverse, è arrivata la richiesta alle istituzioni europee di convocare una riunione straordinaria dei ministri degli Affari Interni per discutere della crisi di Ceuta, che nel frattempo è rientrata. Un appello raccolto con urgenza dall'attuale presidenza irlandese del Consiglio Ue, che ha convocato una videoconferenza straordinaria per il pomeriggio di martedì. «Rimaniamo in stretto contatto con tutti gli Stati membri e con le istituzioni europee e continuiamo a monitorare la situazione», hanno dichiarato il primo ministro Taoiseach irlandese, Micheál Martin, e il ministro dell'Interno, Jim O'Callaghan, che presiederà la riunione a inizio settimana. Già prima di allora, ha precisato quest'ultimo, il dossier sarà esaminato a livello tecnico domani dagli ambasciatori dei Ventisette Paesi Ue in una Bruxelles ormai svuotata dalla pausa estiva delle istituzioni europee.Risposta unitaria «La lotta alla migrazione illegale richiede solidarietà e una risposta europea unitaria», ha evidenziato anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Il controllo delle nostre frontiere esterne è fondamentale. Disponiamo di un sistema solido, ma deve essere ulteriormente rafforzato», ha sottolineato. Bruxelles è al lavoro per presentare il 30 settembre, subito dopo la pausa estiva, una proposta per potenziare il contingente dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, Frontex. «Dobbiamo rimanere vigili in ogni punto di ingresso critico e mantenere uno stretto coordinamento tra tutte le autorità», ha osservato von der Leyen.