Ci sono almeno due modi per strumentalizzare l’emergenza di Ceuta. Il primo è davvero un modo piccolo piccolo: quello di Angelo Bonelli, per capirci. Bonelli ha preso al volo l’occasione dei quotidiani dieci secondi al Tg1 per dire che, piuttosto che spendere per le armi, bisognerebbe investire nelle politiche per l’immigrazione. Demagogia pura, perché si sovrappongono questioni diverse, trasformando una tragedia umanitaria in un tassello della consueta polemica sul riarmo. Sono i soliti cavoli a merenda che la sinistra-sinistra apparecchierà in tutti i discorsi di qui alle elezioni: il marchio di fabbrica dell’operazione-lucro sul sedicente pacifismo.
Ma c’è poi un altro modo di sfruttare Ceuta – e qui la questione è molto più seria – ed è quello della destra, cioè del governo italiano. Per carità, il copione lo si conosce da trent’anni e, proprio per questo, è desolante constatare come quella parte politica non abbia fatto un millimetro in avanti. Anche qui si tratta di campagna elettorale. «Ceuta per noi», sembrano dire Lega e Fratelli d’Italia – ma pure Antonio Tajani finisce nella maionese – rispolverando un classico: l’allarmismo più vieto sull’invasione alle nostre porte.
C’è, in più, l’inaspettato effetto collaterale di colpire l’Europa e, in particolare, la Spagna di Pedro Sánchez, l’unico governante europeo affiliato alla famiglia socialista nemica dei Maga, che insieme agli alleati putiniani stanno dietro l’operazione in Marocco: si veda l’ennesimo orrendo video di Elon Musk, che vede gli immigrati come zombie. Quanto successo a Ceuta dimostra come i migranti vengano utilizzati come arma della guerra ibrida per minare la già scarsa coesione dell’Unione europea. Altro che invasione: infatti è già finita.










