La scommessa di Giorgia Meloni è trasformare Ceuta nella nuova Lampedusa d’Europa. Portare l’assalto all’exclave spagnola dentro il dibattito europeo e usarlo come prova finale: senza il controllo delle frontiere esterne, il continente sarà costretto prima o poi a richiudere quelle interne. È la linea che Palazzo Chigi coltiva da ore, la dimostrazione – secondo il governo italiano – che il “modello Albania” non è più soltanto una soluzione italiana, ma una strada obbligata per Bruxelles. La giornata però si chiude con un risultato meno netto di quello immaginato. Perché l’emergenza a Ceuta, dopo il caos delle prime ore, sembra già rientrare con circa 48 mila migranti riportati in Marocco (dato sul quale a Palazzo Chigi resta più di qualche dubbio). E soprattutto perché Pedro Sánchez sceglie di rispondere alla premier italiana con l’arma più difficile da controbattere: i numeri. «La solidarietà e l’empatia sono opzionali. Il rispetto dei trattati europei e dei dati, no», replica il premier spagnolo all’annuncio italiano della sospensione di Schengen. Poi snocciola i dati Frontex sugli ingressi irregolari tra il 2021 e il 2026: 478.600 attraverso l’Italia, 340.600 dalla rotta dei Balcani occidentali, 259.800 dalla Grecia, 234.760 dalla Spagna. Il messaggio politico è chiaro: Ceuta non può diventare il grimaldello per riscrivere gli equilibri europei sull’immigrazione.
L’Italia sospende Schengen. Sanchez: “I trattati si rispettano”
Meloni cavalca il caso per irrigidire le norme Ue. FdI: Spagna sotto ricatto










