Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha dichiarato che la crisi di Ceuta è stata provocata da «una lettura interessata che fa chi traffica con gli esseri umani di una sentenza del Tribunale Supremo, mediante la quale si dice che non è possibile il rimpatrio delle persone che entrano nel nostro spazio a nuoto».Sanchez si riferisce alla sentenza n. 814/2026 del Tribunale Supremo di Madrid – l’equivalente della nostra Cassazione – depositata il primo luglio sul tema delle “devoluciones en caliente”, ovvero dei respingimenti sommari delle persone migranti che arrivano a nuoto a Ceuta e Melilla, exclave spagnole in Marocco.In questo provvedimento, i giudici hanno stabilito che coloro che nuotano fino ai territori spagnoli non possono essere rispediti in Marocco senza preavviso: in questi casi, il respingimento deve essere effettuato attraverso la procedura di rimpatrio con tutte le garanzie previste dalla legge, come l’identificazione, la valutazione individuale della situazione, nonché l’assistenza legale e il supporto di un interprete. A quel punto il migrante può anche richiedere la protezione internazionale.Il respingimento si applica soltanto a coloro che cercano di entrare “superando gli elementi di contenimento di frontiera, come le recinzioni”, come previsto dalla decima disposizione aggiuntiva della Legge sull’immigrazione, appositamente introdotta per disciplinare i casi particolari di Ceuta e Melilla. La Corte ha così deciso per un’applicazione restrittiva della norma, vietando altre ipotesi non espressamente menzionate.Il principio affermato dai giudici si basa su un assunto: l’acqua non può essere considerata un “un elemento di contenimento del confine”.Secondo il Tribunale, gli elementi di contenimento come le recinzioni non possono essere equiparati a dispositivi tecnologici di controllo delle frontiere – come droni, telecamere termiche o sensori che vengono utilizzati per il controllo del mare. Questi elementi “in linea di principio (…) svolgono una funzione di sorveglianza, rilevamento e allerta, permettendo di intercettare la presenza di persone, ma non di impedire fisicamente il passaggio, né di trattenere coloro che tentano di farlo”, si legge dalla sentenza.È bene precisare che il provvedimento non ha apportato alcuna modifica della legge sull’immigrazione: la Corte è stata solo chiamata a interpretare la regola sui respingimenti alla frontiera per determinare se il principio potesse essere applicato anche a coloro che cercano di entrare a nuoto in territorio europeo. E la risposta, secondo la Cassazione Spagnola è stata negativa: in questa casistica, non si applica.