In queste ore il governo spagnolo, e in primis il premier Pedro Sanchez, hanno pubblicamente dichiarato che, probabilmente, il flusso di marocchini verso Ceuta e Melilla è responsabilità dell’interpretazione di una recente sentenza della Corte Suprema. Lo scorso 8 luglio è stata resa pubblica la pronuncia dei giudici secondo i quali la “disposición adicional décima” della Ley de Extranjería, la legge sull’immigrazione spagnola, secondo la quale gli stranieri individuati mentre cercano di superare gli "elementi di contenimento frontalieri” possono essere respinti immediatamente verso i Paesi di provenienza, non può essere applicata agli arrivi via mare.Si tratta di una lettura molto particolare dei giudici, secondo i quali il mare di per se stesso non è una barriera, pertanto il migrante che arriva via mare a Ceuta e Melilla va lasciato arrivare sulla spiaggia e nei suoi confronti si deve applicare la legge ordinaria. Ergo, il migrante che riesce a passare a nuoto dal Marocco a Ceuta viene sottoposto all’iter tradizionale di valutazione individuale, che comprende l’assistenza legale, il traduttore e la possibilità di chiedere protezione internazionale, prolungano la sua permanenza nel Paese. Questa sentenza cambia interamente il concetto di ingresso, perché se prima era possibile respingere immediatamente chi entrava a nuoto, adesso si può restare in Spagna con anche la possibilità di trasferimento nella penisola per il tempo necessario a svolgere le pratiche. Alla luce di questo, benché molti dei migranti arrivati a Ceuta nelle scorse ore abbiano fatto ritorno volontario in Patria, quelli rimanenti potrebbero chiedere protezione internazionale alla Spagna. Tra il governo di Madrid e quello di Rabat stanno intercorrendo continue comunicazioni per risolvere la situazione e pare che il Regno del Marocco non abbia alcun vantaggio in questa situazione ma le immagini dei camion carichi di giovani stanno facendo il giro del web. Per eliminare ogni rischio futuro, il premier Sanchez ha ordinato di circondare il mare di Ceuta con delle boe per delimitare il confine territoriale della città autonoma, in modo tale da creare una “barriera fisica” ovviando alla sentenza della Corte Suprema in attesa di valutare eventuali modifiche alle leggi attualmente in vigore.