La grave crisi di Ceuta riporta al centro del dibattito il modello migratorio spagnolo, fondato su un doppio binario: controllo delle frontiere esterne, nel rispetto dei diritti umani, e ampliamento dei canali legali d'ingresso e regolarizzazione.

A far esplodere lo scontro politico è la sentenza della Corte Suprema, notificata l'8 luglio, che limita i respingimenti immediati (le 'devoluciones en calientes') dei migranti che raggiungono a nuoto Ceuta e Melilla.

Secondo i giudici, la procedura speciale può essere applicata solo a chi viene intercettato mentre supera le barriere di confine, mentre per chi arriva a nuoto via mare devono essere avviare ordinare procedure amministrative, con identificazione individuale e garanzie prima dell'eventuale rimpatrio. Madrid sostiene che proprio questa interpretazione sia stata sfruttata dalle reti dei trafficanti.

La crisi di Ceuta rompe una dinamica consolidata di riduzione dei flussi irregolari in Spagna negli ultimi anni, con una diminuzione del 37% da inizio anno, contro un calo del 40% negli interi anni precedenti, il 2025 e il 2024. E ciò grazie soprattutto alla cooperazione con i Paesi di origine e transito, in particolare Marocco, Mauritania e Senegal, i Paesi dell'Africa occidentale e i controlli alle frontiere.