Le immagini impressionanti che arrivano da Ceuta. Migliaia di migranti che hanno raggiunto a nuoto l’exclave spagnola in Marocco: i morti, finora, sono almeno 24. L’annuncio che Madrid applicherà gli accordi bilaterali con Rabat per il rimpatrio di chi è arrivato nelle ultime ore. Ma proprio mentre iniziavano a circolare i primi video, da Palazzo Chigi filtrava la possibilità di sospendere Schengen con la Spagna.Poi è arrivato il duro post di Giorgia Meloni: “L’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei. Siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna”. I due vicepremier - Matteo Salvini e Antonio Tajani - hanno attaccato Pedro Sánchez. Alla finestra c’è Roberto Vannacci con la sua parola d’ordine: remigrazione.Ma al netto di dichiarazioni roboanti e del tentativo - politico - di non farsi incalzare a destra da Vannacci, la proposta di sospendere l’accordo di libera circolazione in Europa - Schengen, appunto - fa acqua da tutte le parti. Per tanti motivi.Innanzitutto per una ragione geografica. Ceuta è un territorio politicamente europeo ma geograficamente in Marocco che, com’è noto, è separato dalla Spagna da un lembo di mare: lo Stretto di Gibilterra. Quindi i migranti sbarcati nell’exclave spagnola non sono, fisicamente, all’interno dei confini del Vecchio continente.C’è poi un altro punto, anch’esso geografico. L’eventuale sospensione di Schengen riguarderebbe solo la Spagna. Che però con l’Italia non ha confini terrestri. E quindi il controllo documenti coinvolgerebbe chi arriva nel nostro Paese con aerei e traghetti. Come le migliaia di persone che in queste settimane scelgono l’Italia per le loro vacanze. I migranti che da Ceuta volessero raggiungere le coste italiane dovrebbero farlo - appunto - o via mare o volando. E qui si apre un ultimo punto. Ceuta (come Melilla) è sottoposta a un regime speciale, per cui Schengen non si applica per uscire dalle due exclave spagnole in Marocco. E quindi, come per ogni uscita dal territorio europeo, si è sottoposti a identificazione, con i documenti che devono dunque essere in regola.Chi entra irregolarmente nell'exclave, insomma, non entra in un'area di libera circolazione: entra in un imbuto. Per uscirne servono documenti in regola, e il trasferimento verso la penisola resta una decisione dello Stato spagnolo. Il controllo che il governo italiano dice di voler ripristinare, in altre parole, esiste già. E sta a monte.Non vale neanche il richiamo alla pronuncia del Tribunal Supremo che a inizio luglio ha accolto il ricorso di un cittadino algerino contro il proprio respingimento da Ceuta, avvenuto nel novembre 2024 dopo l'intercettazione in mare. I giudici spagnoli hanno stabilito che il respingimento immediato alla frontiera presuppone il superamento di un "elemento di contenimento frontaliero" – una recinzione, una barriera – e che chi arriva a nuoto non ne supera nessuno. Ma quella pronuncia non prevedeva l'automatismo di un ingresso in Spagna: al contrario, imponeva tempi più lunghi e modalità più solide per decidere sui rimpatri, con le garanzie di legge e nel quadro degli accordi bilaterali in vigore tra Spagna e Marocco.C’è infine un altro argomento usato in Italia per attaccare il governo spagnolo: quello sulla recente regolarizzazione straordinaria di 500 mila migranti voluta da Pedro Sánchez. Ma, al contrario di quanto sostiene Tajani, non si è trattato di concessioni di cittadinanze spagnole (e quindi europee), quanto piuttosto di permessi di soggiorno e lavoro di un anno per far emergere mezzo milione di persone dall'illegalità. Il decreto riguarda chi si trovava in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2025 e senza precedenti penali, e la finestra per le domande si è chiusa il 30 giugno: chi è arrivato a Ceuta in queste ore, per definizione, ne resta fuori.Del resto la platea di quella sanatoria non ha niente a che vedere con le traversate: secondo il centro di analisi Funcas, il 90 per cento degli irregolari in Spagna viene dall'America Latina ed è entrato regolarmente in aereo, perdendo poi lo status legale. Come accaduto diverse volte in Italia, e con governi dello stesso colore di quello attuale: con la regolarizzazione collegata alla Bossi-Fini, nel 2002, furono sanate 634 mila posizioni su 697 mila domande; con la sanatoria per colf e badanti del 2009 il governo Berlusconi raccolse 294.744 richieste, meno della metà di quelle che il Viminale si aspettava.