L’avvocato esperto di cybersecurity analizza il decreto di adeguamento all’AI Act: il principale scostamento rispetto alla normativa europea riguarda la raccolta preventiva dei dati biometrici. Un tema che investe privacy, sicurezza nazionale e controllo delle infrastrutture digitali

Mentre la maggioranza lima il testo in senso garantista e il governo replica alle opposizioni rivendicando il rispetto dell’AI Act, rimane una domanda di fondo che il dibattito politico tende a non affrontare appieno: che segnale manda l’Italia agli alleati, e ai regimi autoritari, costruendo un’infrastruttura biometrica proprio mentre l’Occidente critica i modelli di sorveglianza su cui quei regimi si fondano? Domanda che assume ancora più rilevanza, considerando che le garanzie procedurali introdotte dalla Camera non toccano il cuore del problema, ovvero la filiera tecnologica, le dipendenze da fornitori extra Ue e la resilienza dell’intero sistema. Formiche.net ne ha discusso con Stefano Mele, avvocato e partner di Gianni & Origoni, presidente della Commissione Sicurezza Cibernetica del Comitato Atlantico Italiano, e tra i massimi esperti italiani di cybersecurity e sicurezza nazionale.

Cosa prevede questo decreto e perché è diventato in pochi giorni un caso politico?