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Quando siamo al mare abbiamo spesso l’impressione che tutta l’acqua si muova verso la spiaggia. In realtà va anche nella direzione opposta, naturalmente: arriva con le onde e poi torna indietro. Ma qualche volta accade che l’acqua che scorre in profondità trovi un’apertura tra i banchi di sabbia e defluisca in quel punto, formando una corrente particolarmente insidiosa. Si chiama “corrente di ritorno” e può viaggiare fino a due metri al secondo: più veloce di quanto nuotiamo in mare.
È uno dei fenomeni che Tristan Gooley racconta in Leggere l’acqua, l’ultimo libro pubblicato da Altrecose. Nel capitolo dedicato alle spiagge spiega come fondali, banchi di sabbia e onde contribuiscano a formare le correnti di ritorno, spesso confuse con le maree e difficili da riconoscere perché tendono a formarsi dove il mare sembra più tranquillo.
Gooley lo sapeva già quando nel 1998, in vacanza a Bali, nel cercare di soccorrere un bagnante, si trovò dentro una di quelle correnti. Il problema fu convincersi a fare la cosa giusta, che – spoiler – quasi mai è nuotare dritti verso la riva.
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