Nuotare non vuol dire solo andare avanti e indietro: è restare sospesi, scegliere a che profondità stare, salire, scendere senza pensarci. Poi, a volte, qualcosa si rompe. Un pesce comincia ad andare storto e poi ad affondare. Rimane sul fondo, inclinato, come se il suo corpo fosse diventato improvvisamente troppo pesante. Prova a muoversi, ma ogni tentativo è uno sforzo inutile. È quello che è successo a un esemplare di Carassius auratus in un acquario pubblico in Svezia. E il problema, come spesso accade in questi casi, non era visibile dall’esterno.

“Avevo più paura io di lei, ma il cane Meisha senza occhi mi sta insegnando cosa vuol dire fidarsi”

Quando l’equilibrio si perde: la vescica natatoria

Nei pesci, il controllo dell’assetto dipende da un organo interno chiamato vescica natatoria. È una sacca piena di gas che funziona come un regolatore di galleggiamento: si espande o si contrae per mantenere il pesce alla giusta profondità senza consumare energia. Quando questo meccanismo si altera, il pesce perde il controllo del proprio corpo nell’acqua. Le cause possono essere diverse: infezioni batteriche o infiammazioni, problemi digestivi (molto comuni nei pesci rossi, soprattutto per diete scorrette), malformazioni congenite, frequenti nelle varietà selezionate o compressioni interne dovute a organi ingrossati Il risultato è sempre lo stesso: un assetto instabile. Alcuni pesci galleggiano in superficie senza riuscire a scendere, altri - come in questo caso - sprofondano e restano sul fondo. È una condizione che limita l’accesso al cibo, aumenta lo stress e può portare a lesioni, perché il pesce finisce per strisciare contro ghiaia e superfici.