"Sembrava di stare in una lavatrice impazzita": corrente contraria, acqua gelida e pure la "paura degli squali".

Eppure Domenica Canna, 52 anni, psicologa aquilana, ha nuotato da Alcatraz a San Francisco, completando una delle traversate più dure e simboliche al mondo per chi ama il nuoto in acque libere.

Un'impresa nata da lontano, dopo anni passati a cadere, resistere e rialzarsi da malattie e ostacoli che lasciano il segno.

"Ho trovato la traversata di circa tre chilometri molto difficile, con corrente sfavorevole fino alla fine e acqua glaciale intorno ai 16 gradi - scrive lei stessa sui social - un'impresa che ha fatto i conti con apprensione, jet lag e un cielo cupo sopra la baia".

"L'anno del terremoto all'Aquila - ricorda - ho dovuto interrompere qualsiasi attività per curare un tumore che, se non preso in tempo, sarebbe stato pericoloso. Sono stata seguita dal senologo Alberto Bafile, con il supporto a distanza di Umberto Veronesi, e dall'associazione L'Aquila per la Vita, che mi ha dato gli strumenti per guardare avanti". Poi è arrivato anche un aneurisma, e un'altra operazione delicata. "Convivere con la paura non è facile - continua - ma ho imparato a non dare nulla per scontato e a coltivare le mie passioni". Tra queste, il nuoto. La scorsa estate si è cimentata nella traversata dello Stretto di Messina. "Nuoto da una vita - spiega - ma quella è stata la mia prima vera prova in mare. Ho impiegato un'ora e sedici minuti: non cercavo il tempo, ma la resistenza".