Un nuovo sport può nascere quasi per caso. Vent’anni fa Thomas Wallyn, un allenatore di canottaggio di Dunkerque, sulla costa della Manica, cerca un metodo per rinforzare i muscoli e l’apparato cardiovascolare dei suoi atleti, senza rischiare traumi alle articolazioni. Li fa camminare in mare, con l’acqua al livello delle anche o del petto. L’idea piace e si diffonde, il nuovo sport viene battezzato longe côte, “segui la costa”.

A portarlo in Italia è la Federazione Italiana Escursionismo (Fie), radicata in Liguria. A organizzare i primi corsi di marcia acquatica è il Cnam di Alassio, i cui istruttori sono stati formati a Mandelieu-La Napoule, presso Cannes. Oggi i corsi di wave walking, “camminata tra le onde”, sono disponibili in livello zen (rilassante), fun (dinamico) e power (ad alta intensità). La marcia acquatica è diversa dalla classica passeggiata sulla battigia, con i piedi in pochi centimetri d’acqua. Camminare dove il mare è profondo un metro o più costringe a fare i conti con la densità dell’acqua, che oppone una resistenza superiore a quella dell’aria. Questa difficoltà allena in modo più intenso i muscoli, rafforza il sistema respiratorio e quello cardiocircolatorio, fa diminuire la pressione. E aiuta chi la pratica a bruciare più calorie (da 300 a 500 ogni ora), aiutando a perdere peso. Rispetto alla marcia all’asciutto, quella in acqua è più delicata per ossa e articolazioni, e può essere praticata da chi soffre di artrite, osteoporosi o fibromialgia. Va bene anche per le donne incinte, o per chi si sta riprendendo da un infortunio o da un intervento chirurgico.