Per anni l’acqua fitness è stata associata a un’immagine rassicurante: musica, movimenti coreografati, esercizi “dolci”, spesso pensati per chi non poteva o non voleva allenarsi a terra. Ma questa fotografia oggi è solo una parte della storia. Le nuove tendenze presentate dal 28 al 31 maggio a RiminiWellness, la ventesima edizione della manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group alla Fiera di Rimini e sulla Riviera, raccontano una piscina diversa: più dinamica, più tecnica, più vicina al functional training.

Il messaggio è chiaro: allenarsi in acqua non significa fare meno fatica. Significa usare un ambiente diverso, capace di proteggere le articolazioni ma anche di rendere ogni movimento più impegnativo. È il caso di format come Water Cross, che porta in piscina la logica dell’HIIT (High Intensity Interval Training, cioè allenamento intervallato ad alta intensità) e dell’allenamento funzionale, o di AcquaFly, evoluzione dell’acquafitness basata su sospensione, instabilità e controllo del corpo.

Non chiamatela più attività leggera

A spiegare perché l’allenamento in acqua non vada sottovalutato è Giuseppe Attisani, responsabile Medicina dello Sport e Promozione dell’Attività Fisica dell’Ausl della Romagna. “L’allenamento in acqua non va banalizzato come attività ‘leggera’: è certamente più tollerabile per le articolazioni, ma può essere anche molto efficace sul piano muscolare e cardiovascolare. La spinta di galleggiamento riduce il carico meccanico su anche, ginocchia e colonna, mentre la resistenza dell’acqua costringe i muscoli a lavorare in modo continuo e multidirezionale”. Il vantaggio, quindi, è doppio: da una parte il corpo pesa meno, dall’altra ogni gesto incontra la resistenza del mezzo acquatico. Camminare, spingere, tirare, saltare o stabilizzarsi in piscina richiede un impegno muscolare costante. “Questo favorisce tono muscolare, mobilità, equilibrio e capacità cardiorespiratoria, con un impatto articolare inferiore rispetto a molte attività svolte a terra”, aggiunge Attisani.