Scappare dalle onde che si frangono sulla spiaggia è uno dei giochi preferiti dai bambini. Pochi sanno però che l'altezza massima fino a cui si arretra per non farsi bagnare è ciò che i tecnici chiamano wave runup, cioè la quota più alta raggiunta dall'acqua sopra il livello del mare a riposo. Ed è un fattore chiave, perché la risalita delle onde sul litorale decide se una mareggiata si fermerà sulla battigia o arriverà fino a strade, case e stabilimenti balneari. Prevederlo con rapidità e affidabilità è l’obiettivo di Marina, il progetto coordinato dal geologo Alessio Rovere all’Università Ca’ Foscari Venezia. Ha appena ottenuto un finanziamento europeo Erc Proof of Concept da 150mila euro - uno dei diciotto assegnati in Italia.

Dal clima del passato remoto alle coste di oggi

Marina, acronimo di Multi-model Approach for Runup and INundation Analysis, nasce come sviluppo applicato di una ricerca di base. Il progetto deriva infatti dall’Erc Starting Grant Warmcoasts, coordinato dallo stesso Rovere e finanziato con 1,5 milioni di euro, dedicato allo studio delle coste e dei livelli marini del passato geologico, in particolare dell’ultimo interglaciale, l’ultimo periodo caldo del pianeta prima di quello attuale. Con quel progetto, avviato in Germania e poi portato a Venezia, Rovere aveva iniziato a sperimentare modelli (matematici) di inondazione costiera pensati per il passato remoto ma potenzialmente utili anche alle coste di oggi. “Con Marina vogliamo trasformare una linea di ricerca nata per studiare gli eventi estremi del passato remoto del nostro pianeta in uno strumento utile per gestire il rischio costiero di oggi”, spiega Rovere.