Quattro anni di mare. Anzi, di M.A.R.E., l'iniziativa di ricerca e divulgazione del Centro Velico Caprera e di One Ocean Foundation, che torna da dove era iniziata. L'anno di monitoraggio si chiude a La Maddalena, dove era cominciato il 15 maggio scorso, ma le due anime del progetto - insieme con patrocinatori e sponsor - hanno già lanciato il nuovo quadriennio di attività, che comprende il 2026 e arriva al 2029. Storia e scienza Il Centro Velico Caprera, una delle principali scuole di vela del Mediterraneo (4.500 allievi l'anno, 120 imbarcazioni), nel 2027 compie 60 anni. Nel frattempo, da associazione è diventato Fondazione. E proprio il presidente Paolo Bordogna spiega la genesi dell'iniziativa M.A.R.E.: "Be', ci siamo chiesti cosa potevamo fare per restituire quello che abbiamo vissuto in 60 anni. Essendo noi scuola, abbiamo pensato a un progetto di education. E non si può fare education senza ricerca". Il primo anno – 2022 - la navigazione della barca del CVC nel Mediterraneo "è stata un esperimento, ma limitato", riconosce Bordogna. Un biologo marino, qualche allievo, la navigazione nell'Arcipelago della Maddalena. "Il feedback è stato importante. Da qui, l'idea di estendere l'iniziativa l'anno seguente, con Sardegna e Sicilia e Liguria". Altro bilancio positivo, con tutto ciò che comporta l'organizzazione di una struttura più complessa. "Abbiamo rilanciato con un ciclo di 4 anni, dall'Adriatico al Mediterraneo orientale e poi occidentale. Istituendo una piattaforma aperta in cui università e ricercatori potevano essere imbarcati gratuitamente". Alcuni numeri. In 4 anni – dal 2022 al 2025 - sono state percorse 7 mila miglia, con campagne di 10-12 settimane ogni anno, per 270 giorni di navigazione e 476 ospiti a bordo, tra cui 46 ricercatori di venti università e istituti diversi. E ancora, 36 eventi divulgativi, 12 attività di pulizia delle spiagge. "Siamo diventati quello che volevamo diventare", dice ancora Bordogna. "Siamo l'organizzazione senza fondi governativa probabilmente più grande che fa ricerca nel Mediterraneo", dice Enrico Bertacchi, segretario generale del CVC. Il 2026 è il primo anno del nuovo quadriennio di ricerca. Altre 1.800 miglia, dieci tappe da La Maddalena ad Alghero, Cagliari, Palermo, Catania, Marina di Camerota, Napoli, Roma, Cala de' Medici, Portofino. Il tutto coperto con un catamarano di grandi dimensioni. Il punto di riferimento L'attività di M.A.R.E. si fonda sulla sinergia tra CVC e One Ocean Foundation, che è il riferimento scientifico-operativo. "Mappare e studiare il mare in modo continuativo è fondamentale per comprenderne l'evoluzione e poter intervenire in modo efficace. M.A.R.E. rappresenta per noi un impegno concreto nel colmare gap conoscitivi ancora rilevanti, grazie a un approccio integrato che unisce ricerca avanzata, innovazione metodologica e collaborazione internazionale", dice Riccardo Bonadeo, presidente di OOF. Aggiunge Sandro Carniel, oceanografo. "Non è scontato pensare che il Mediterraneo non sia solo una costa, una spiaggia, un "parcheggio" orizzontale". Noi andiamo a vedere, capire, monitorare quello che c'è sotto, lungo la colonna d'acqua che dalla superficie arriva al fondale. Il Mediterraneo ha problemi, ovviamente: è uno dei bacini che si riscalda più velocemente al mondo, ad esempio. Dove l'inquinamento da plastica è rilevante. Ma offre anche grandi opportunità di ricerca". Carniel risponde anche alla domanda sul perché tastare il polso della salute del mare. E' chiaro che dipendiamo dall'Oceano, dunque la risposta è ovvia. Ma l'oceanografo fornisce anche un'altra lettura: l'economia legata all'Oceano vale 40 trilioni di dollari l'anno (la seconda economia al mondo), che è il flusso, gli interessi, con alla base un capitale ancora più grande. E perché si generino questi interessi serve un Oceano sano". Da qui la ricerca, da qui anche la consapevolezza che dalla conoscenza nasce anche la possibilità del mare di migliorare, di guarire. Il nuovo progetto Il nuovo quadriennio di M.A.R.E. ha preso avvio e proseguirà la sua rotta tenendo a mente sei obiettivi scientifici: l'analisi dell'inquinamento chimico, la presenza di microplastiche (attraverso lo zooplancton come bioindicatore); il monitoraggio dell'eutrofizzazione, quello della biodiversità marina (con il Dna ambientale), dell'inquinamento acustico e la raccolta dati oceanografici per capire i cambiamenti climatici.
Il progetto M.A.R.E. parte di un’economia da 40 trilioni di dollari
Sono i flussi generati ogni anno dalla blue-conomy: ma l’Oceano deve essere in salute. L’iniziativa di ricerca nel Mediterraneo del Centro Velico Caprera e di …







