Le avevano promesso un lavoro, ma sono finite nelle mani dei trafficanti. In occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, il racconto di due sopravvissute e i dati più recenti su un fenomeno che continua a colpire migliaia di persone, anche in Europa.
«La fabbrica non è mai esistita.» Quando Khawng Nu lasciò il suo villaggio nel nord del Myanmar aveva 22 anni e una sola certezza: quella proposta di lavoro in Cina avrebbe potuto cambiare la sua vita. In una regione segnata da povertà e conflitti, un impiego oltre confine sembrava l’unica possibilità per aiutare la famiglia.
Ma la realtà era un’altra, quella promessa era una trappola. Una volta arrivata in Cina, la giovane scoprì di essere stata venduta a una rete criminale che sfruttava donne costrette a matrimoni e gravidanze forzate.
Davano alle donne farmaci e iniezioni perché portassero avanti gravidanze per uomini cinesi,
ha raccontato in una testimonianza raccolta da UN Women nel 2019. I bambini venivano sottratti alle madri subito dopo la nascita.













