MILANO (AsiaNews) - C’è un filo invisibile – si legge in un dettagliato articolo di Asianews – che lega la disperazione economica dei giovani disoccupati in Africa, Asia e America Latina, ai messaggi ingannevoli che ogni giorno arrivano sui nostri smartphone. Un semplice sms o un’offerta di lavoro all’apparenza imperdibile rischiano di trasformarsi nell’incubo delle scam city, o centri per le truffe online.
Ci sono 300.000 persone costrette a lavorare in queste strutture: affari per decine di miliardi. Proliferati rapidamente nel Sud-Est Asiatico dopo il 2020, questi complessi, gestiti da cartelli criminali transnazionali legati alle triadi e alla mafia cinese, muovono un’economia criminale che secondo le stime supera i 43 miliardi di euro nella sola area del Mekong, che incrocia Laos, Cambogia, Thailandia e Myanmar. Secondo i dati delle Nazioni unite, il fenomeno ha assunto le proporzioni di una crisi geopolitica e umanitaria, con almeno 300.000 persone costrette a lavorare in queste strutture. Dietro questa immensa rete finanziaria non ci sono hacker informatici, ma schiavi digitali sottoposti a violenze sistematiche, che anche papa Leone XIV ha ricordato nella sua enciclica “Magnifica Humanitas”.






