Se in Europa e negli Stati Uniti sembrano inarrestabili le truffe perpetrate dalle scam factory del sud-est asiatico, allo stesso modo continuano incontrastati gli inganni in cui alcuni giovani dell'Asia cadono vittime in cerca di fortuna. Spesso, rispondono a false offerte di lavoro e, quando accettano di affrontare il colloquio conoscitivo, vengono rapiti. Per poi essere portati nei centri dove vengono costrette a condurre raggiri, il cui ricavato sostiene regimi, ma anche eserciti e altre personalità senza scrupoli. L'ennesimo episodio lo racconta Reuters e vede vittima un adolescente thailandese, che per sfuggire alle fabbriche dei raggiri, ha preferito buttarsi da una finestra.
Louis, 17 anni, schiavo in una «fabbrica di truffe» cambogiana: «Per evitare torture, dovevo guadagnare 30mila dollari al mese con le frodi informatiche»
Dalle scam factory del sud-est asiatico i carnefici sono anche vittime: attratti da false offerte di lavoro vengono rapiti e costretti a condurre truffe di ogni genere in condizioni disumane






