Sono soprattutto ragazzi, spesso arrivati in Italia da soli, le vittime che oggi emergono sempre più spesso dal sistema antitratta italiano. Nel 2025, il 69% dei minori segnalati come possibili vittime di tratta erano maschi: adolescenti provenienti soprattutto da Bangladesh ed Egitto, spesso intercettati quando sono già entrati in circuiti di sfruttamento lavorativo o attività illegali. Un fenomeno che si intreccia anche con il cambiamento degli strumenti di reclutamento: social network, identità false online e nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, stanno cambiando le modalità con cui le vittime vengono avvicinate e controllate.
È il quadro che emerge dai dati diffusi da Save the Children in occasione della Giornata mondiale contro la tratta degli esseri umani del 30 luglio. Secondo l’organizzazione, negli ultimi anni la tratta dei minori ha assunto forme sempre più complesse: accanto allo sfruttamento sessuale delle ragazze migranti, emergono percorsi che coinvolgono adolescenti maschi, spesso minori stranieri non accompagnati, esposti a forme di grave sfruttamento lavorativo o al coinvolgimento in attività illegali. “Quello che sta succedendo in Italia deve suonare come un campanello di allarme”, spiega a ilfattoquotidiano.it Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi di Save the Children. “Se sempre più adolescenti maschi, molti dei quali minori stranieri non accompagnati, sono coinvolti nel fenomeno, vuol dire che il sistema non è in grado di garantire accoglienza e protezione adeguate prima del reclutamento da parte delle organizzazioni criminali”. Secondo Inverno, strumenti di tutela, oggi sotto attacco con il ddl sull’imputabilità dei minori, come il prosieguo amministrativo – cioè la possibilità per un minore straniero non accompagnato di proseguire un percorso di protezione anche dopo il raggiungimento della maggiore età – rappresentano “elementi essenziali” per evitare che situazioni di vulnerabilità si trasformino in sfruttamento.









