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Nel 2023, dopo aver vinto gli Europei due anni prima e aver mancato la qualificazione ai Mondiali, l’allenatore della Nazionale maschile di calcio, Roberto Mancini, si dimise. Da allora – prima del recente ritorno di Mancini – l’Italia ha avuto tre allenatori e due presidenti federali. Nel frattempo la Nazionale ha giocato (male) gli Europei del 2024, si è illusa di aver ritrovato degli attaccanti prolifici e, per la terza volta consecutiva, non è andata ai Mondiali. Sono stati anni in cui la Nazionale e la FIGC, la federazione che ne è responsabile, hanno avuto, in campo e fuori, tantissimi problemi e poche soluzioni.
Mancini si dimise, un po’ a sorpresa, il 13 agosto del 2023. Mancava meno di un anno agli Europei in Germania: c’era ancora da giocare metà delle partite di qualificazione al torneo e c’era quindi fretta di trovare un nuovo allenatore.
La FIGC scelse Luciano Spalletti, il cui ingaggio fu ritardato da alcune complicazioni burocratiche ed economiche legate a una clausola contrattuale che lo legava ancora al Napoli, squadra che aveva scelto di lasciare dopo averci vinto il campionato 2022/23.
La Federcalcio lo nominò allenatore della Nazionale il 18 agosto, senza pagare la suddetta clausola e tra l’entusiasmo dei media e dei tifosi. Arrivava un allenatore esperto, stimato per il gioco delle sue squadre, che aveva appena vinto lo Scudetto.













