Roberto Mancini torna sulla panchina dell’Italia. Giovanni Malagò lo ha annunciato al Consiglio federale come nuovo commissario tecnico, a quasi tre anni dalla fine della prima esperienza in azzurro: cinque stagioni segnate dal record di imbattibilità, dal trionfo a Euro 2020, dall’esclusione da Qatar 2022 e dalle dimissioni seguite, due settimane dopo, dalla firma con l’Arabia Saudita.

La prima avventura era iniziata il 14 maggio 2018, con un’Italia ancora sconvolta e dimessa sei mesi dopo il playoff perso contro la Svezia e la mancata partecipazione ai Mondiali di Russia. Mancini aveva debuttato il 28 maggio battendo 2-1 proprio l’Arabia Saudita. Nell’autunno successivo la squadra trovò il suo assetto e avviò una serie di 37 gare senza sconfitte, dal pareggio con l’Ucraina del 10 ottobre 2018 al ko contro la Spagna del 6 ottobre 2021: 30 vittorie e 7 pareggi, allora record mondiale per una nazionale, battuto proprio dalla Spagna durante i Mondiali appena conclusi.

Nel mezzo c’era stato l’Europeo. L’Italia aveva chiuso le qualificazioni con dieci successi su dieci, prima volta nella sua storia in un girone verso un Europeo o un Mondiale. Quel torno, rinviato al 2021 per la pandemia, fu una cavalcata straordinaria: gli azzurri superarono il gruppo a punteggio pieno e poi eliminarono in sequenza Austria, Belgio e Spagna. L’11 luglio, a Wembley, la finale contro l’Inghilterra: al gol di Shaw rispose Bonucci, quindi il successo ai rigori deciso dalle parate di Donnarumma. Era il secondo titolo europeo degli Azzurri, 53 anni dopo quello del 1968. L’unica gioia azzurra in mezzo a un ventennio di atroci delusioni.