Roma, 28 luglio 2026 – Certi amori finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano: così cantava Antonello Venditti e oggi si tratta di note che sembrano sposarsi bene con il matrimonio-bis – tanto per restare in tema – pronto a essere consumato tra la Nazionale Italiana e Roberto Mancini, il nome scelto da Giovanni Malagò, presidente della Figc, per provare a uscire da un'impasse che stava assumendo dei contorni tragicomici dopo l'improvviso naufragio della pista che conduceva ad Andrea Pirlo, con annesse dimissioni del duo Paolo Maldini-Leonardo. Un ritorno, appunto, che in quanto tale si porta dietro tutte le suggestioni di vario sapore del caso.
La carriera da calciatore
Da calciatore Mancini aveva esordito in Serie A nel 1981, a neanche 17 anni (con il gol che arriverà addirittura a 16 anni, 10 mesi e 7 giorni), con la maglia del Bologna, squadra che lo aveva svezzato fin dalle giovanili coltivandone l'indubbio talento da uomo offensivo. Poi per il Mancio ben 15 stagioni alla Sampdoria, formazione con la quale scriverà una pagina di storia indelebile in occasione dello scudetto vinto nella stagione 1990-1991, oltre a esserne il primatista per presenze (567) e reti (171): sarà proprio a Genova che si formerà la coppia dei 'gemelli' del gol con Gianluca Vialli, un tandem che avrebbe vissuto dopo decenni un felicissimo revival. Seguirà il triennio trascorso alla Lazio che ne arricchisce la bacheca: a referto 1 scudetto e 2 coppe europee prima di volare al Leicester City per chiudere una carriera nella quale, fin da calciatore, è stato presente l'azzurro della Nazionale, vestito tra il 1984 e il 1990. Per Mancini, parlando dei tornei principali, l'Europeo 1988 e i Mondiali 1990, in questo caso senza alcuna presenza, a testimonianza di una storia, quella con l'Italia, mai decollata (almeno da giocatore): per il nativo di Jesi un totale di 36 presenze in azzurro, con appena 4 reti, oltre a 26 gettoni e 9 gol con l'Under-21.










