Nel 2018, quando Roberto Mancini diventò per la prima volta allenatore dell’Italia, le cose non andavano bene. La sorprendente vitalità della Nazionale degli Europei maschili di calcio del 2016 si era persa e l’Italia non era andata ai Mondiali del 2018. Con Mancini la Nazionale giocò bene, non perse per 37 partite e vinse gli Europei del 2021. L’anno dopo, però, mancò di nuovo la qualificazione ai Mondiali.

Mancini arrivò in Nazionale dopo l’esonero di Gian Piero Ventura da parte di Carlo Tavecchio, presidente della FIGC, la federazione che gestisce il calcio italiano e la Nazionale. Tavecchio stesso si dimise e per la FIGC fu nominato un commissario straordinario, Roberto Fabbricini. Già allora si provò a prendere come allenatore l’italiano più bravo, Carlo Ancelotti, che però non era interessato. Per diversi mesi l’allenatore della Nazionale fu quindi Luigi Di Biagio, che allenava l’Under 21.

Mancini arrivò in Nazionale nel maggio del 2018, dopo aver terminato anzitempo il proprio contratto con la squadra russa dello Zenit San Pietroburgo.

Senza Mondiali, nel 2018 l’Italia giocò 11 partite e ne vinse solo tre, contro Arabia Saudita, Stati Uniti e Polonia. Quella contro l’Arabia Saudita fu la prima partita con Roberto Mancini allenatore: con toni decisamente troppo pomposi perfino per il calcio italiano, cinque anni dopo la FIGC definì quella vittoria «la ripartenza dopo “l’Apocalisse”».