Roma, 28 lug. (askanews) – Roberto Mancini potrebbe ripartire dalla panchina della Nazionale italiana, la stessa che aveva lasciato nell’agosto del 2023 tra polemiche e incomprensioni. Un ritorno che chiude un cerchio per uno degli allenatori più vincenti e influenti del calcio italiano degli ultimi quarant’anni, protagonista prima da calciatore, poi da tecnico capace di riportare gli azzurri sul tetto d’Europa e oggi chiamato a rilanciare una nazionale in cerca di identità.

Nato a Jesi il 27 novembre 1964, Mancini si afferma giovanissimo nel Bologna prima di diventare la bandiera della Sampdoria. Con i blucerchiati forma insieme a Gianluca Vialli una delle coppie d’attacco più iconiche della Serie A, i “Gemelli del Gol”. In quindici stagioni conquista lo storico scudetto del 1991, quattro Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e raggiunge la finale di Coppa dei Campioni del 1992, persa contro il Barcellona. Chiude la carriera con la Lazio, vincendo un altro scudetto nel 2000, e una breve esperienza al Leicester. In azzurro colleziona 36 presenze e quattro reti, senza però riuscire a lasciare un segno paragonabile a quello nei club.

La seconda carriera inizia quasi senza soluzione di continuità. Dopo gli esordi tra Fiorentina e Lazio, arriva la consacrazione all’Inter, dove conquista tre scudetti consecutivi, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane. L’esperienza al Manchester City lo proietta nella dimensione internazionale: nel 2012 riporta il titolo inglese ai Citizens dopo 44 anni, grazie al leggendario gol di Sergio Agüero all’ultima giornata. Seguono le parentesi con Galatasaray, il ritorno all’Inter e lo Zenit San Pietroburgo.