Ancora presto per valutare gli effetti di questi prime settimane di un’estate terribilmente calda e siccitosa sul castagno, albero simbolo della Val di Bisenzio, luogo in cui per secoli gli abitanti si sono sfamati proprio con il frutto autunnale e la sua farina. "C’è da vedere come sarà in agosto – spiega Fabrizio Giraldi, dell’omonimo mulino di Castello -. Per adesso sembra reggere: la castagna è un frutto tardivo e non vediamo ad ora grossi problemi".
Presto anche per capire gli effetti del cambiamento climatico in corso sulla castanicoltura: si vedrà col tempo come risponderà la pianta che ama il clima di certe altitudini e una buona umidità, che in Val di Bisenzio ha dimostrato un’ottima resistenza e adattabilità a varie situazioni climatiche, dal momento che sono presenti in zona piante secolari.
C’è chi è pronto a scommettere, fra gli esperti, che la fascia di coltivazione, visto l’aumento delle temperature, si potrebbe spostare più in alto, andando a coincidere con quella del faggio, pianta che invece sopporta male il rialzo delle temperature (nelle ultime annate ad esempio le faggete di alta montagna stanno perdendo le foglie anticipatamente rispetto alla norma). Buone speranze di tenuta, comunque, per un settore su cui la Regione Toscana ha rinnovato l’attenzione, intravedendo nella castanicoltura uno strumento utile non solo per la produzione alimentare ma anche come volano per il turismo e la tutela paesaggistica e dal dissesto idrogeologico, dal momento che la coltivazione della castagna avviene in aree interne e rurali, bisognose di sviluppo e con tanti problemi legati all’abbandono.











