HomeMonza BrianzaCronacaSiccità e grandine: "Estate terribile per i campi"Prima la siccità, poi la grandine. E per gli agricoltori brianzoli il raccolto si trasforma in un’incognita. I nubifragi...Daniele Barcella titolare della Baragia di Lentate azienda di famiglia nata a metà degli anni ’70Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciPrima la siccità, poi la grandine. E per gli agricoltori brianzoli il raccolto si trasforma in un’incognita. I nubifragi e le tempeste di ghiaccio dei giorni scorsi hanno colpito diversi campi di mais anche tra Besana, Seregno e Triuggio, mentre a Desio il vento forte ha danneggiato un capannone. Un’altra botta per un settore già messo a dura prova da una stagione segnata dagli eventi estremi. A fotografare la situazione è Coldiretti, che ha raccolto le prime segnalazioni dei danni.

Tra gli agricoltori che stanno facendo i conti con le conseguenze del maltempo c’è Daniele Barcella, 31 anni, titolare della Baragia di Lentate, azienda di famiglia nata a metà degli anni Settanta. La sua realtà conta circa 900 pertiche milanesi coltivate a mais e un allevamento di 300 bovini da latte, con una produzione di circa 5mila litri al giorno destinata ai soci Sant’Angiolina. "È una stagione terribile – racconta –. A giugno, il maltempo ha colpito la zona di Solaro e abbiamo dovuto riseminare circa un terzo dei campi. Poi è arrivata la siccità. Tutti i nostri terreni sono in asciutta, senza irrigazione, e il mais aveva già iniziato a seccare. Adesso questa nuova grandinata, pesante a Lentate, ha compromesso un altro terzo del raccolto". La sintesi è amara: "O non piove, o ci sono bombe di ghiaccio". Il risultato è un’annata nera, "la resa arriverà forse al 60%" e un conto che rischia di diventare sempre più salato. Il mais serve infatti per alimentare le mucche e, se l’offerta interna viene meno, bisogna rivolgersi al mercato per acquistare le materie prime necessarie. "Circa il 50% del nostro bilancio è destinato alla nutrizione degli animali. Se dobbiamo comprare fuori quello che non riusciamo a produrre, i costi aumentano anche del 20%".