Il paradosso di mezza estate è questo innamoramento di massa per l’Odissea. Ci pensate? Siamo immersi nella modernità e rimaniamo affascinati da una storia antichissima. Discutiamo del declino occidentale, ma ci aggrappiamo a un’epopea che dell’Occidente rappresenta il fondamento: la voglia di scoperta e la nostalgia di casa, due impulsi contraddittori soltanto in apparenza. Solchiamo il presente con lo smartphone in mano per intestarci qualsiasi storia, comprese quelle non nostre, eppure veniamo catturati da un’avventura di cui non si conosce l’autore. Omero era un poeta, un genio, una band di cantautori? O un algoritmo ante litteram che ha assemblato parole e storie altrui, dando loro una forma definita e ficcante come fa ogni giorno l’intelligenza artificiale con i nostri testi?

Il paradosso continua quando si arriva a parlare del protagonista. Ulisse è un eroe che ha troppe facce per farle stare tutte in un selfie. Truffatore vittimista e nostalgico, dunque modernissimo, e però divorato dai sensi di colpa, o almeno così ci appare nell’ultimo film di Nolan, che poi è la scintilla che ha scatenato questo bel putiferio. Il suo nome greco, Odisseo, ha un’assonanza voluta con Oudeis: Nessuno. Il che, nell’epoca in cui tutti vogliono sentirsi qualcuno, appare un’anomalia. O, al contrario, una forma particolarmente sofisticata di narcisismo.