C’è a chi non piace l’estate. A me piace. Però bisogna riconoscerne i contrasti. Le solitudini si fanno asfissianti, i pensieri opprimenti, le nostalgie (ex-post) tormentose, il sudore impiccia e impuzza. L’estate è fatta di attese e privazioni: avrei voluto farlo ma non posso. Poi certo c’è tutto il bellissimo, che però devo sacrificare in virtù dei caratteri a mia disposizione.
Ma che c’entra la cucina? Ecco, il punto è che la “cucina d’estate” è la quintessenza dei contrasti stagionali. Il “piatto estivo” è una rinuncia, una diminutio: per dirne una, il caldo è nemico del brasato. Potreste obiettare: e le grigliate? Obiezione respinta: le grigliate sono una meraviglia finalizzata all’oblio, a un appiccicoso collasso sul divano, a una sostanziale incoscienza in cui far amorevolmente volteggiare pensieri reconditi.
Ora, per dare un poco di struttura alla dissertazione si passeranno in rassegna alcuni grandi classici estivi. In primis la caprese: mozzarella, pomodorini, basilico e olio. Per carità, edibile con gusto, elementi che nella loro singolarità hanno parecchio da dire. Ma l’assemblaggio, oggettivamente, cosa offre in più? Nulla, eccezion fatta per freschezza e leggerezza. Ci sono infiniti utilizzi che rendono questi ingredienti più intriganti e appetibili. Poi la panzanella: sarò impopolare, però, suvvia, la panzanella vi eccita? Pane raffermo, pomodori, cetrioli, cipolla rossa, basilico: la presunta freschezza di un coito interrotto.









