Società
Antonio Mazzocchi
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Arriva l’estate, e l’Italia scopre, come ogni anno, di avere un’anima fragile e cinica. Mentre le città si svuotano e la retorica della vacanza a tutti i costi riempie i palinsesti, dietro le tapparelle abbassate di migliaia di appartamenti si consuma il dramma silenzioso della solitudine. Uomini e donne che hanno costruito questo Paese, versato contributi, cresciuto generazioni e difeso i valori democratici e sociali si ritrovano improvvisamente invisibili. Reclusi in casa, non per scelta, ma per abbandono. Una vergogna nazionale che si ripete ciclicamente, sotto lo sguardo distratto delle istituzioni che preferiscono far quadrare i conti anziché proteggere le proprie radici.
La risposta strutturale a questa emergenza è da anni paralizzata dalla logica del risparmio forzato. Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono oramai sature, inaccessibili per i costi esorbitanti e, spesso, rifiutate dagli anziani. Chi vorrebbe passare gli ultimi anni della propria vita sradicato dai propri ricordi, per essere rinchiuso in una corsia? La stragrande maggioranza chiede solo di poter invecchiare a casa propria. Eppure, lo Stato risponde che “non ci sono i soldi”. È inaccettabile che la serenità di una generazione sia trattata come una voce di costo da sforbiciare nei Ministeri, affidando la sopravvivenza al meteo o alla buona volontà dei vicini.







