L’estate resta sospesa tra due dimensioni: da un lato il rifugio rassicurante dell’otium, fatto di riti immutabili e di una normalità solo apparente; dall’altro la politica, che sotto la calma agostana prepara le sfide dell’autunno e della lunga corsa verso le elezioni del 2027. A dieci anni dalle grandi crisi migratorie, cambiano i protagonisti ma non i temi del confronto pubblico, mentre gli italiani sembrano preferire la consolazione della “stessa spiaggia, stesso mare” al rumore di un dibattito che continua a ripetersi. La rubrica di Pino Pisicchio
L’estate è un vaso capiente a due scomparti: c’è quello antico, in diretta discendenza dall’otium latino in formato individuale e di massa, forzato e, alla fine, rassicurante.
Questo settore lo possiamo derivare dall’alta poesia che qualche boomer avrà orecchiato negli anni sessanta: la voce era quella di tal Piero Focaccia che cantava “Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare”, con testo nientedimeno che di Mogol.
Poi c’è lo scomparto della politica, che sembra in costume da bagno ma è solo una finta, perché è questo il tempo dei preparativi per gli assalti e le pugne dell’autunno e, in coda di legislatura, per la battaglia finale delle elezioni a metà (parrebbe) 2027.







