L’estate è andata. Sì certo, l’equinozio, la scuola, tecnicamente avremmo a disposizione ancora qualche settimana, ma nella realtà dei fatti la fine di agosto corrisponde all’inizio delle responsabilità.
È lecito dunque fare qualche bilancio, se non esistenziale, economico o politico, perlomeno musicale. Sul fronte dei tormentoni non ci possiamo lamentare, escluso il featuring da pensiero meridiano su paesi e Madonne, l’offerta sonora dell’ultima bella stagione, dopo anni in sovrapproduzione di mood vacanzieri e binomi gaudenti – Sesso&Samba, Tequila&Guaranà, Amore&Capoeira, Karaoke&Guantanamera –, sembra quasi essersi sobriamente adattata ai tempi difficili in cui ci troviamo.
Il senso di rivelazione dell’Ypsigrock, c’è vita oltre l’algoritmo
Emerge così un altro sound dall’estate del 2026. Un suono che esiste da tempo, ma che mai come di recente, complice forse la curva inversamente proporzionale tra l’invecchiamento e la soglia di tolleranza di chi scrive, ha spaccato le casse. Sto parlando di quell’interminabile flusso di rumore che proviene dagli smartphone di chi ci circonda, vicino di ombrellone, compagno di fila al bar, passeggero adiacente sulla navetta per gli scavi archeologici.










