L’Unione europea ha scritto le regole più severe al mondo sull’intelligenza artificiale, ora deve applicarle a sé stessa. Ormai gli strumenti generativi sono già entrati nel lavoro parlamentare, compresa la preparazione di testi che possono diventare regolamenti e direttive da applicare nei ventisette Stati membri. Fra meno di due settimane entreranno in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act. I chatbot dovranno informare gli utenti che stanno interagendo con una macchina. I deepfake andranno segnalati e i contenuti generati dall’IA dovranno contenere una marcatura elettronica che ne consenta il riconoscimento. Anche i testi su questioni di interesse pubblico dovranno dichiarare l’intervento dell’IA quando vengono pubblicati senza un effettivo controllo umano. Gli eurodeputati, invece, non sono ancora tenuti a indicare se un modello li ha aiutati a scrivere un’interrogazione o un emendamento.
Il giornalista Max Griera su Politico sostiene che almeno 2.100 persone nel Parlamento europeo la usano ogni giorno, quasi il 20 per cento del personale. I presidenti di diverse commissioni parlamentari Ue hanno segnalato un aumento anomalo degli emendamenti da tradurre, insieme a formule riconducibili alla scrittura automatica e riferimenti inventati a norme inesistenti. Barry Andrews, presidente della commissione Sviluppo, ha confermato che alcuni deputati ricorrono già all’IA per interrogazioni, discorsi ed emendamenti.












