Di: SEIDISERA - John Robbiani, sf, RTS Etichettatura chiara dei contenuti, multe salate e possibilità di effettuare indagini. L’Unione europea (UE) ha compiuto un nuovo passo nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale (IA).Con l’entrata in vigore domenica della legge sull’intelligenza artificiale (AI Act), Bruxelles si è dotata di strumenti finora assenti per controllare un settore dominato in larga parte da grandi aziende internazionali.Maggiore trasparenzaTra le novità più visibili per gli utenti figurano gli obblighi di trasparenza. Chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale dovrà essere informato quando sta interagendo con una macchina e non con una persona. Allo stesso modo, immagini, audio o video creati o modificati mediante IA dovranno essere chiaramente identificabili come tali. Anche per i contenuti testuali generati artificialmente sono previste indicazioni che permettano agli utenti di riconoscerne l’origine.

“L’Unione europea ha dovuto trovare un equilibrio tra la necessità di regolamentare il settore e quella di non soffocare l’innovazione” sottolinea Beda Romano, corrispondente del Sole 24 Ore a Bruxelles.Le nuove regole si inseriscono in una legislazione considerata pionieristica a livello globale. L’AI Act vieta già alcune pratiche ritenute particolarmente problematiche, come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per manipolare le persone o sfruttare vulnerabilità legate all’età o alla disabilità. Sono inoltre previsti limiti rigorosi all’uso di dati biometrici e delle tecniche di riconoscimento facciale.Operativo l’Ufficio europeo per l’IACon l’entrata in vigore delle nuove disposizioni diventa pienamente operativo l’Ufficio europeo per l’intelligenza artificiale (AI Office). La struttura potrà effettuare valutazioni approfondite e verifiche sui grandi modelli di IA, chiedendo accesso alle informazioni necessarie e, in alcuni casi, intervenendo prima della loro immissione sul mercato. I regolatori nazionali continueranno invece a vigilare sui sistemi di dimensioni più ridotte.L’AI Office potrà inoltre condurre indagini, effettuare ispezioni e imporre misure correttive alle aziende che non rispettano le norme. Nei casi più gravi, Bruxelles avrà la facoltà di limitare o sospendere la diffusione di specifici modelli.“Il fatto che molte delle principali aziende del settore siano extraeuropee complicherà inevitabilmente il lavoro di questa sorta di polizia dell’IA” sottolinea Romano. “Tuttavia l’Unione europea può fare leva sul proprio mercato interno di oltre 400 milioni di consumatori, un elemento che le conferisce un importante potere negoziale nei confronti delle grandi piattaforme digitali”.Un codice di condotta per il settoreParallelamente alla normativa, la Commissione europea ha promosso un codice di condotta che raccoglie una serie di impegni volontari per gli operatori del settore. Un documento, rileva Romano, già sottoscritto da circa 190 aziende europee e internazionali, tra cui nomi noti come OpenAI, Microsoft e la francese Mistral.L’obiettivo è favorire un’applicazione uniforme delle nuove regole e promuovere pratiche responsabili nello sviluppo dei sistemi di IA.Multe fino al 7% del fatturato mondialeIl nuovo quadro normativo prevede anche sanzioni importanti. Le violazioni più gravi, legate alle attività espressamente vietate dall’AI Act, potranno essere punite con multe fino al 7% del fatturato annuo globale oppure fino a 35 milioni di euro, applicando l’importo più elevato.Per le altre infrazioni sono previste sanzioni fino al 3% del fatturato mondiale o 15 milioni di euro. Sono inoltre previste multe per le aziende che ostacolano le indagini della Commissione europea.Le regole continueranno a evolvere nei prossimi anni. Da dicembre saranno formalmente proibiti alcuni sistemi in grado di generare immagini intime di persone senza consenso, mentre la disciplina specifica per le applicazioni considerate ad alto rischio, ad esempio nei settori della salute o della sicurezza, entrerà progressivamente in vigore tra il 2027 e il 2028.La portata dell’AI Act, per Romano, va oltre la semplice regolamentazione tecnologica: “Nel definire regole comuni per 27 Paesi membri in un ambito ormai onnipresente nella vita quotidiana, l’UE sta anche contribuendo a modellare una vera e propria società digitale europea”.