L’Unione europea alza il livello di guardia sull’enorme presenza online di contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Si applica da oggi (2 agosto) una nuova parte dell’AI Act, la prima legislazione al mondo a disciplinare l’Ia. Adottato nel 2024, l’AI Act individua una serie di livelli di rischio nell’uso della tecnologia e prevede un’attuazione a tappe, oltre a multe fino a 15 milioni di euro (o al 3% del fatturato globale annuo) per chi non si uniforma. I primi paletti sono scattati nel febbraio 2025 (con il divieto delle pratiche considerate inaccettabili, come il riconoscimento facciale generalizzato); oggi tocca agli obblighi sulla trasparenza e ai poteri di vigilanza.Per chi usa quotidianamente social network, app di messaggistica e si rivolge ai servizi clienti, il cambiamento sarà piuttosto evidente: vale il principio per cui l’utente deve poter sapere chiaramente se video, immagini o audio sono creati o modificati con l’Ia, oppure ancora se l’assistente virtuale con cui si interagisce è un chatbot e non un essere umano. Insomma, tutti i sistemi di Ia generativa di nuova introduzione dovranno etichettare questi contenuti e servizi con la dicitura “AI” ben visibile. Ciò vale anche per i “deepfake” realistici prodotti interamente dall’intelligenza artificiale riproducendo persone, luoghi o eventi in modo da apparire autentici, e per i testi su questioni di interesse pubblico in assenza di una revisione editoriale umana. Ai sistemi di Ia che sono già presenti sul mercato sono concessi quattro mesi in più di tempo, fino al 2 dicembre, per uniformarsi agli obblighi. In quella data arriverà anche un’altra novità: la messa al bando dell’Ia che spoglia senza consenso creando “deepfake” sessualmente espliciti e materiale di abuso sessuale sui minori.Per Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega al Digitale, «stiamo compiendo un passo importante verso un’Intelligenza artificiale che le persone e le imprese possono comprendere e considerare affidabile». Con l’operatività dei paletti sulla trasparenza, «puntiamo a ridurre inganno e manipolazione, e ad aiutare le persone a fare scelte informate», aggiungono dall’esecutivo Ue. Sono già circa 190 le compagnie che hanno sottoscritto il codice di condotta sulla trasparenza dei contenuti AI redatto da un gruppo di esperti indipendenti e validato da Bruxelles: tra loro ci sono Big Tech Usa come Google, Meta, Microsoft e grandi società di Ia tra cui OpenAI (che sviluppa ChatGpt) e Anthropic (che sviluppa Claude). Le linee guida prevedono, ad esempio, l’impiego di icone in bianco e nero (“AI”/“generato con l’AI”/“modificato con l’AI”) per etichettare i contenuti di intelligenza artificiale. Ogni azienda potrà, beninteso, sviluppare le proprie. Inoltre, le aziende tech dovranno garantire il rispetto del diritto d’autore e pubblicare un riepilogo dettagliato dei dati usati per l’addestramento dei modelli di Ia. Ccia Europe, l’associazione che rappresenta l’industria digitale, rimane scettica, poiché «un paesaggio in una pubblicità viene equiparato a un discorso politico manipolato. Come accaduto con i banner dei “cookie” nella navigazione online, una volta che le etichette saranno ovunque gli utenti smetteranno di notarle: ciò non tutela nessuno, ma appesantisce l’attività imprenditoriale».Fin qui le novità immediate per gli utenti. Ma da oggi i cambiamenti riguarderanno anche le istituzioni. In particolare, l’Ufficio per l’Ia della Commissione comincerà a vigilare sui fornitori dei grandi modelli di Intelligenza artificiale generativa, compresi quelli integrati nei motori di ricerca, e su quelli più avanzati che presentano rischi biologici, per la cybersicurezza o i diritti fondamentali. Le autorità nazionali saranno responsabili di sorvegliare tutti gli altri. «È un passaggio storico, siamo i primi a dotarci di un’autorità con pieni poteri per vigilare sui modelli di Ia più avanzati. Ma la Commissione deve dimostrare di saper usare questi strumenti fin dai primi casi», afferma l’eurodeputato del Pd Brando Benifei, relatore parlamentare dell’AI Act: «Il resto del mondo ci guarda. La credibilità delle nostre regole si misurerà sulla loro applicazione concreta».