La Commissione europea ha pubblicato il 20 luglio 2026 le linee guida finali sull’articolo 50 dell’AI Act, il capitolo che disciplina gli obblighi di trasparenza per alcuni sistemi di intelligenza artificiale. Il passaggio decisivo arriverà il 2 agosto 2026, data da cui nell’Unione scatteranno gli obblighi per chi mette sul mercato o usa chatbot, generatori di immagini, audio e video sintetici, sistemi di riconoscimento delle emozioni e strumenti capaci di produrre deepfake. Le linee guida non sono vincolanti in senso stretto, perché l’interpretazione definitiva spetta alla Corte di Giustizia dell’Ue, ma sono il testo operativo con cui Bruxelles dice a imprese, media, piattaforme e amministrazioni come dovranno muoversi.Per il mercato europeo dell’AI il punto non è solo giuridico. È industriale. L’obbligo di dichiarare l’origine artificiale di un’interazione o di un contenuto sposta costi, responsabilità e rischio reputazionale lungo tutta la filiera: produttori di modelli, fornitori di software, piattaforme che distribuiscono i contenuti, editori, agenzie pubblicitarie, customer care, banche, assicurazioni, sanità privata, pubblica amministrazione. La compliance, in questo pezzo di regolazione, non riguarda più soltanto chi sviluppa modelli avanzati. Riguarda anche chi li usa per lavorare.Indice degli argomenti: