Da oggi l’AI Act impone nuove regole su chatbot, deepfake e contenuti generati dall’IA. Ecco chi deve informare, etichettare e marcare gli output, con esempi pratici per aziende ed editori. E i privati?
di
Sergio Donato
Da oggi, 2 agosto, scatta la data generale di applicazione dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale in vigore dal 1° agosto 2024 che nel corso di questi anni si è attivato a tappe. Alcune disposizioni erano già operative, mentre l’AI Omnibus entrato in vigore il 27 luglio ha rinviato i requisiti per i sistemi ad alto rischio.È un articolo molto lungo, e chi avesse bisogno di leggere velocemente alcuni esempi delle nuove applicazioni del regolamento, può andare a questa sezione del testo, incontrando però termini che non ha ancora assimilato.
Tra le regole che diventano applicabili da oggi ci sono gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50. In breve, i fornitori di chatbot e agenti IA che interagiscono direttamente con le persone dovranno informare gli utenti della loro natura artificiale, i fornitori di sistemi generativi dovranno marcare tecnicamente gli output e chi utilizza professionalmente questi sistemi dovrà segnalare i deepfake e determinati testi di interesse pubblico. Gli obblighi non riguardano quindi soltanto chi sviluppa e offre i sistemi, ma in alcuni casi anche chi li usa per creare e pubblicare contenuti.












