BRUXELLES L'Ue abbassa la guardia sulla privacy. E serve un assist alle Big Tech, consentendo loro di usare i dati degli utenti online per addestrare i modelli di intelligenza artificiale (IA). La Commissione europea ha presentato ieri l'atteso Omnibus digitale, pacchetto di semplificazione normativa che, da una parte, allenta le maglie del regolamento sulla riservatezza dei dati personali (noto come Gdpr) e, dall'altra, mette in pausa per un massimo di 16 mesi alcune disposizioni chiave dell'AI Act, la prima legge al mondo che disciplina il fenomeno dell'IA, entrato in vigore appena un anno fa. Come accaduto negli ultimi mesi al "Green Deal", anche i pilastri della normativa tech finiscono vittima della ghigliottina antiburocrazia.
I provvedimenti digitali dell'Ue erano finiti da tempo nel mirino dell'amministrazione Trump, determinata a tutelare i campioni nazionali a stelle e strisce nel costante braccio di ferro transatlantico con Bruxelles. Ma pure una serie di aziende del Vecchio continente come Mercedes-Benz e Airbus (e i governi di Francia e Germania) hanno invocato il passo di lato della Commissione.
Detto, fatto. «Vogliamo creare un ambiente più favorevole per le nostre imprese», ha detto senza giri di parole il commissario all'Economia e alla semplificazione Valdis Dombrovskis, dopo che alla vigilia era stato il presidente francese Emmanuel Macron a spronare un'Ue che deve pensare «a innovare prima di regolare». Il rischio, altrimenti, è andare incontro alla «lenta agonia» profetizzata da Mario Draghi nel suo report sulla competitività. A sua difesa, Bruxelles sostiene che le misure sulla privacy non sono altro che modifiche di natura tecnica, che chiariscono interpretazione e campo di applicazione delle regole. Ma secondo le organizzazioni a difesa dei diritti digitali come Edri, «si restringe la definizione di dati personali, permettendo alle aziende di "autocertificarsi" e consentendo l'uso non controllato dei dati più intimi per l'addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale».







